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Facebook inventa il referundum, è democrazia 2.0

Facebook somiglia sempre di più ad uno stato indipendente. Ora fanno la loro comparsa anche i referendum, tramite i quali gli abitanti/utenti potranno esprimere il loro parere e farlo conoscere alla divinità/amministratore delegato Zuckerberg.

Oggetto della consulta popolare sono le politiche sulla privacy, sulle quali si è discusso fino alla nausea, negli ultimi mesi, e che sono diventate particolarmente accese e virulente con le recenti modifiche all'interfaccia. Ma in discussione c'è la stessa filosofia fondante del servizio.


La democrazia è un concetto antico, le innovazioni non mancano, eppure ancora non funziona come dovrebbe.

Chi vorrà dire la sua, ha tempo fino al prossimo 23 di aprile. La scelta è se adottare la nuova dichiarazione, che lo staff del "faccialibro" ha redatto tenendo presente i feedback ricevuti, oppure mantenere le attuali condizioni d'uso, stabilite dall'azienda precedentemente.

Facebook ha anche deciso che, affinché il referendum sia valido, si dovrà raggiungere un quorum del 30%, vale a dire circa 60 milioni di voti. Le immancabili polemiche, stavolta, parlano di fallimento a priori, e voluto, dell'iniziativa. Quorum troppo alto, poco tempo, e campagna informativa discutibile, porteranno pochissime persone a votare.