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Facebook potenzia la rimozione di immagini intime rubate e diffuse senza consenso

Facebook ha implementato nuovi strumenti e servizi per far fronte al problema del "revenge porn". Da rilevare l'hub in italiano "Non senza il mio consenso".

Il “revenge porn” è diventato un fenomeno talmente diffuso che persino Facebook oggi ha deciso di affrontarlo a muso duro. Le vittime, soprattutto donne, spesso sono prive di strumenti adeguati per bloccare la diffusione di foto che riguardano la loro sfera intima. Eclatante ad esempio il recente caso che riguarda una parlamentare italiana vittima di un hacking di questo tipo.

“Per proteggere le vittime, è stata a lungo la nostra politica rimuovere le immagini intime non consenzienti (a volte indicate come “revenge porn”) quando ci vengono segnalate – e negli ultimi anni abbiamo utilizzato la tecnologia di fotoritocco per impedirne la ripetizione – condivisa”, sottolinea nel blog ufficiale il noto social network.

“Per trovare questi contenuti più rapidamente e supportare meglio le vittime, stiamo annunciando una nuova tecnologia di rilevamento e un hub di risorse online per aiutare le persone a rispondere quando si verifica questo abuso”.

Non si parla solo di rilevare nudità su Facebook e Instagram, ma di sfruttare anche l’apprendimento automatico e l’intelligenza artificiale per attuare azioni proattive. Insomma, individuare contenuti “prima che qualcuno lo riferisca”. Facebook sottolinea che è importante per almeno due ragioni. La prima è che le vittime spesso hanno paura degli effetti delle loro segnalazioni e inoltre ne ignorano la loro condivisione. Uno specialista Facebook quindi si occuperà di esaminare le immagini individuate dalla tecnologia e se l’immagine o il video viola la policy procederà con rimozione e nella maggior parte dei disabilitazione dell’account che ha condiviso contenuti intimi senza autorizzazione. Ovviamente è prevista anche una procedura di ricorso per i casi di errore.

Non solo. Facebook ha previsto anche un programma pilota gestito congiuntamente con le organizzazioni di difesa delle vittime.

“Questo programma offre alle persone un’opzione di emergenza per inviare in modo sicuro e proattivo una foto su Facebook”, spiega Facebook. “Quindi creiamo un’impronta digitale di quell’immagine e impediamo che venga mai condivisa sulla nostra piattaforma in primo luogo”. Nei prossimi mesi, se il progetto avrà dimostrato di essere adeguato, un maggior numero di persone potrà beneficiare dell’opzione.

“Siamo entusiasti di vedere il progetto pilota espandersi per incorporare più organizzazioni per la sicurezza delle donne in tutto il mondo, dal momento che molte delle richieste che riceviamo provengono da vittime che risiedono al di fuori degli Stati Uniti.”, ha commentato Holly Jacobs, Fondatrice, Cyber ​​Civil Rights Initiative (CCRI).

Facebook ha inaugurato un canale online chiamato “Non senza il mio consenso” che fornisce ogni tipo di supporto alle vittime. Vi sono consigli su come agire, riferimenti normativi, strumenti, risorse e riferimenti per centri di assistenza. Anche le istruzioni per accedere al programma pilota annunciato oggi.

“Il nostro lavoro per combattere questo abuso e sostenere le vittime non sarebbe possibile senza l’aiuto di esperti internazionali”, ha ricordato Facebook. “Oggi, a margine della 63ª Commissione U.N. sullo status delle donne, terremo un evento con Dubravka Šimonović – il Relatore speciale U.N. sulla violenza contro le donne – che riunisce alcuni di questi avvocati, rappresentanti dell’industria e organizzazioni non profit. Discuteremo di come questo abuso si manifesta in tutto il mondo; le sue cause e conseguenze; la prossima frontiera delle sfide che devono essere affrontate; e strategie per la deterrenza. Attendiamo con impazienza questo evento e siamo grati per queste partnership mentre continuiamo a collaborare su questo importante problema”.