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Facebook, riforme concrete contro la categorizzazione discriminante nelle pubblicità

Facebook ha finalmente deciso di impegnarsi nella lotta alle inserzioni pubblicitarie che discriminano il target a cui si rivolgono in base a sesso, razza o religione.

A seguito delle forti pressioni degli attivisti, Facebook ha finalmente deciso di intraprendere dei passi importanti in campo pubblicitario, per contrastare gli spot che usano strategie discriminatorie per individuare il targeting di riferimento. Le contromisure sono rivolte soprattutto a quegli inserzionisti a pagamento che su Facebook, Messenger, Instagram e WhatsApp impediscono, a determinate categorie già normalmente discriminate, di visualizzare annunci riguardanti lavoro, disponibilità di alloggi o possibilità di accedere al credito, in base a razza, sesso, età o altre categorie, in palese violazione delle leggi sui diritti civili sia federali che statali.‎

‎”Internet e in special modo piattaforme come Facebook, gioca un ruolo crescente nel collegare noi tutti a informazioni relative a opportunità economiche. In questo contesto è dunque fondamentale che non vengano impiegate tecniche di micro targeting per escludere i gruppi che già affrontano la discriminazione”, ha dichiarato Galen Sherwin, avvocato presso l’ACLU (American Civil Liberties Union). “Siamo lieti che Facebook abbia finalmente deciso di compiere passi significativi per garantire che le pratiche discriminatorie pubblicitarie non proseguano nell’era digitale, e ci auguriamo che anche altre società del settore si decidano a seguire le orme di Facebook”.‎

Nell’accordo accettato dal social network, tra le diverse riforme ci sarà:

  • Creazione di ‎un portale separato per tali annunci con un set molto più limitato di opzioni di targeting, in modo che gli inserzionisti non possano indirizzare i propri annunci basandosi su età, sesso, razza o categorie protette.
  • Implementazione di un sistema di revisione misto, automatizzato e umano, per individuare gli annunci non correttamente autocertificati.
  • Richiesta a tutti gli inserzionisti di certificare la conformità delle proprie inserzioni con le leggi anti-discriminazione vigenti e formazione per gli inserzionisti alla conoscenza delle leggi.‎
  • Studio del potenziale discriminatorio non intenzionale negli algoritmi di modellizzazione di Facebook.‎
  • Incontri con querelanti ogni sei mesi per i prossimi tre anni per consentire loro di monitorare l’attuazione delle riforme che Facebook si è impegnata ad adottare.