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Facebook, tre brevetti per anticipare le nostre destinazioni e profilarci sempre meglio

Facebook, come molti altri colossi del Web, può già oggi sapere facilmente dove ci troviamo, ma non gli basta: per profilarci sempre meglio e proporci contenuti mirati sempre più chirurgicamente, vuole sapere anche dove stiamo per andare. A questo servono infatti tre brevetti depositati di recente presso lo US Patent and Trademark Office, l’ufficio nazionale preposto a marchi e brevetti.

Interrogato in merito, Anthony Harrison, un portavoce di Facebook, ha detto che come tutti sanno la maggior parte dei brevetti registrati non vedranno mai alcuna applicazione concreta e che non bisogna dunque prendere gli ultimi tre in questione come indicatori della direzione in cui il brand ha intenzione di muoversi. Può darsi, ma se c’è qualcosa di vicino alla distopia di 1984 sono questi brevetti, davvero inquietanti.

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Il primo si chiama Offline Trajectories e, come dice il nome, descrive un metodo per prevedere dove abbiamo intenzione di dirigerci, in base ai nostri dati di posizione. La tecnologia descritta nel brevetto calcolerebbe una “probabilità di transizione basata almeno in parte su dati relativi all’ubicazione registrata in precedenza, associati a una pluralità di utenti che sono stati nella posizione corrente”.

Tradotto significa che Facebook incrocerebbe i nostri dati posizionali con quelli di altre persone che conosciamo, per cercare di determinare la nostra destinazione. A che pro?‎ Ad esempio per caricare in anticipo il nostro newsfeed in modo che sia leggibile anche se siamo offline, se immagina che ci stiamo dirigendo in un luogo dove la copertura di segnale mobile o wifi è scarsa o assente. Questa è la parte bella e utile, ma la verità è che ovviamente con questo tipo di dati potrebbe fare di tutto.

Le altre due tecnologie brevettate infatti rivelano maggiormente lo scopo, che alla fine come detto è raggiungere un livello di profilazione sempre più preciso. Il brevetto intitolato “Location Prediction Using Wireless Signals on Online Social Networks” descrive ad esempio come rilevare l’intensità dei segnali NFC, Wi-Fi e Bluetooth per stimare la posizione corrente dell’utente con una precisione maggiore rispetto al GPS, al fine di anticipare la destinazione successiva. Un esempio concreto? Tramite questa tecnologia sarebbe possibile “imparare” la categoria a cui appartiene la posizione corrente dell’utente, gli orari di apertura e quelli più frequentati a seconda delle fasce di età e, in base a questo, comprendere in quale delle diverse destinazioni vicine potrebbe recarsi.

Predicting Locations and Movements of Users Based on Historical Locations for Users of an Online System” infine spiega più nel dettaglio come utilizzare i dati di localizzazione di più utenti per comprendere le tendenze e i flussi di spostamento da un luogo a un altro, in base a età o interessi simili.

Facebook raccoglie molti di questi dati già ora. Se dunque siete preoccupati per la vostra privacy potete cercare di limitare i dati che passate al social network disabilitando i servizi di localizzazione dell’app mobile, o potreste addirittura adottare una soluzione più drastica, rinunciando all’app mobile e tornando a usare Facebook dal browser, ovviamente evitando di usare la geolocalizzazione per i contenuti che pubblicate.