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Facebook, Twitter e il social ci rendono più superficiali

L'uso dei social network e del messaging rischia di provocare "superficialità morale e cognitiva", secondo un recente studio di due ricercatori del Dipartimento di Psicologia della University of Windsor (Canada). Anche un recente saggio candidato al Pulitzer, "The Shallows" di Nicholas G. Carr, ipotizza che "il web stia cambiando la maniera nella quale pensiamo, leggiamo e ricordiamo". La velocità di comunicazione che richiedono gli strumenti social come Facebook o Twitter azzera i tempi di riflessione. Si rielabora poco e si gioca tutto istintivamente.

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Carr parla di "un calo drammatico del pensiero riflessivo" che contribuisce all'aumento dell'importanza dell'edonismo e del rapporto con l'immagine a scapito della moralità. L'Indipendent cita uno studio sui giovani risalente al 2013, frutto del lavoro di un gruppo di psicologici dell'University of Wisconsin, che confermerebbe l'inclinazione a vivere con meno integrità e minore rispetto per i principi etici. È come se fosse sempre una questione di istinti non filtrati e "pancia".

Logan E. Annisette e Kathryn D. Lafreniere della University of Windsor arrivano a sostenere che chi utilizza maggiormente i social tenda a indirizzare la propria attenzione sul meccanismo del piacere perdendo contatto con il senso della moralità. Gli obiettivi primari diventano effimeri e più si vive e ci si racconta in questa dimensione, più si perde il senso di collettività.

"I partecipanti allo studio (università triennale) hanno completato un questionario online che consisteva in 5 metriche che rilevavano i comportamenti social e il texting, l'uso del pensiero riflessivo, gli obiettivi esistenziali, personalità e caratteristiche demografiche", si legge nell'abstract della ricerca. L'analisi dei risultati ha confermato una stretta relazione tra l'abbassamento del pensiero riflessivo, nonché la minore importanza degli obiettivi morali nella vita, e l'impiego dei social media.