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Facebook va a vendersi a Davos, con i sondaggi

Facebook continua a cercare modi di ottimizzare i suoi introiti pubblicitari. In occasione del World Economic Forumd i Davos, ha inaugurato uno strumento che potrebbe rivelarsi molto interessante.

Grazie a sondaggi mirati, nel tempo e nella localizzazione, infatti, l'azienda è riuscita a dimostrare che i suoi sondaggi possono produrre risposte interessanti in tempi brevissimi. È bastato diffondere le domande al momento giusto, e limitarne la diffusione, per produrre risultati velocissimi.

A chi servono questi risultati? I tanti "pezzi grossi" presenti a Davos ne sono stati deliziati, a quanto dice Randi Zuckerberg, sorella di Mark e responsabile del marketing per Facebook.     

Intervistata dal Sunday Telegrapah, la giovanissima (24 anni) dirigente "Davos è un posto chiave per lanciare strumenti istantanei come questo", e poi aggiunge "molti mi hanno detto che sarebbe un strumento incredibile per il loro business".

Questi strumenti, infatti, sembrerebbero lo strumento perfetto per raccogliere informazioni personali, gusti e abitudini da più di 150 milioni di utenti, che rappresenterebbero un feedback in tempo reale, affidabile ed inestimabile, per le aziende.

Alcuni esempi ci sono già stati in passato, come quell'azienda che ha deciso di annullare il ritiro di un prodotto, dando retta ad un sondaggio FB,e poi ne ha venduti milioni e milioni.

La valutazione di alcuni mesi fa, 15 miliardi di dollari, continua a sembrare ridicola. Però questa novità è davvero interessante: da una parte abbiamo la scelta di eventi chiave per la promozione, e Davos è certamente un'occasione perfetta per incontrare molte persone influenti e mostrare le potenzialità del prodotto.

Dall'altra, il potenziale "mercato delle opinioni e dei dati personali" potrebbe davvero decollare con i sondaggi, che gli utenti potrebbero persino trovare un passatempo divertente, e trasformarsi in una miniera d'oro. A proposito di sondaggi, ricordiamo che gli utenti di Facebook non li possono più inserire da qualche tempo, in favore della stessa azienda e di partner autorizzati.

Certo, per ora si fanno i conti senza l'oste, o meglio, senza Google.