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Facebook, vita dura per i moderatori di contenuti, tra salari bassi e stress post-traumatico

Un'inchiesta dei colleghi di the verge ha portato alla luce la vita difficile dei tanti moderatori di contenuti che lavorano per Facebook tramite aziende terze, una sorta di call-center 2.0 in cui i ragazzi devono fronteggiare contenuti davvero ostici, come ad esempio la pedofilia, a fronte di paghe basse e tanto stress.

Nei primi anni del 2000 il lavoro più stressante a cui un giovane potesse pensare era l’impiego presso un call center: compensi bassi, tantissima pressione e licenziamenti facili. Ora però c’è una nuova trincea, che fa molta più paura: quella in cui combattono ogni giorno i moderatori di contenuti di Facebook, portata alla luce da un’inchiesta di The Verge.

Questi ultimi infatti hanno intervistato in maniera anonima diversi dipendenti di un centro dell’Arizona, tratteggiando un lavoro disumano, sia dal punto di vista psicologico che dei compensi. Potrà sembrare strano a molti, ma in realtà un moderatore ha quotidianamente a che fare con contenuti a volte davvero sordidi, risparmiandoli a noi comuni utenti.

Alcuni a quanto pare si sono addirittura convinti delle tesi complottistiche più assurde, a furia di leggerle quotidianamente (se scruti nell’Abisso, esso scruterà dentro di te), ma soprattutto molti hanno a che fare con contenuti fortemente disturbanti a base di sesso, violenza e pedofilia, tanto da sviluppare addirittura sintomi da “sindrome da stress post-traumatico”. Secondo alcuni di questi dipendenti inoltre alcuni, per far fronte alla pressione eccessiva, farebbero uso di droghe leggere o avrebbero rapporti sessuali sul luogo di lavoro.

A fronte di tutto questo poi la paga sarebbe anche abbastanza bassa, ovviamente in proporzione ai costi della vita negli Stati Uniti e al disagio psicologico a cui si è quotidianamente esposti: si parla di entrate annuali per una cifra compresa tra i 24mila e i 30mila dollari all’anno.

Business Insider ha cercato di verificare le informazioni contattando altri moderatori statunitensi impiegati in altre agenzie di terze parti, ma se le condizioni psicologiche del lavoro sono state ampiamente confermate, quelle riguardanti uso di droghe, rapporti sessuali e compensi sono molto variabili. Ovviamente, trattandosi di lavori esternalizzati affidati da Facebook a ditte esterne, le condizioni e i compensi possono effettivamente variare da luogo a luogo. Resta però in generale la situazione di un lavoro estremamente usurante e scarsamente ricompensato.

L’indagine di The Verge inoltre non ha mancato di far crescere la tensione tra i dipendenti di Facebook e i vertici, con i primi che hanno reagito accusando l’azienda di compiere azioni “incredibilmente deludenti” e “disumane”. Accuse ovviamente respinte al mittente dai dirigenti, come ad esempio il presidente delle operazioni globali Justin Osofsky, che ieri in un lungo post sul blog ufficiale ha difeso l’operato dell’azienda, affermando che “molte cose sono già state fatte, anche se molte altre restano indubbiamente da fare” e assicurando di voler continuare a monitorare costantemente questi ruoli. Sarà sufficiente?