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Facebook, Zuckerberg voleva usare i dati degli utenti per ostacolare i rivali?

Documenti arrivati a NBC News testimonierebbero della volontà di Zuckerberg e altri dirigenti Facebook di usare i dati degli utenti come merce di scambio per ostacolare i rivali e favorire gli amici.

Secondo quanto rivelato da alcuni documenti trafugati tra 2011 e 2015 e finiti nelle mani di NBC News, Mark Zuckerberg e altri dirigenti Facebook hanno discusso per anni su come utilizzare i dati degli utenti come merce di scambio, per ostacolare i competitor e favorire le aziende amiche. Materiale esplosivo, com’è facile capire, soprattutto in questo delicato frangente del social network e all’alba del consiglio di amministrazione del prossimo 30 maggio, in cui alcuni gruppi di azionisti hanno intenzione di provare a esautorare Zuckerberg dal suo ruolo di Presidente.

Il fascicolo sarebbe composto da oltre 4000 pagine di documenti aziendali raccolti tra il 2011 e il 2015. ‎Email, webchat, presentazioni, fogli di calcolo e sintesi di riunioni, mostrerebbero come Zuckerberg, insieme al suo team di amministrazione e gestione, avesse trovato il modo di utilizzare come un’arma il tesoretto di Facebook formato dai dati utente — tra cui informazioni su amici, relazioni e foto — per fare pressione sulle aziende e le società con cui avviava collaborazioni.‎ Tutto questo mentre pubblicamente affermava la necessità di proteggere la privacy e i dati degli utenti, argomenti che ha usato anche recentemente, per descrivere il prossimo futuro dell’azienda.

Immagine: depositphotos

In alcuni casi infatti Facebook avrebbe consentito l’accesso ai dati degli utenti alle società “amiche”, che in questo modo ne traevano vantaggio, mentre lo proibiva ad aziende o app rivali, in modo da ostacolarle. Insomma Zuckerberg avrebbe trovato il modo di manipolare lo sviluppo del mercato, usando i dati dei propri utenti in maniera anticompetitiva.

In realtà 400 delle 4000 pagine erano già emerse in precedenza ma Facebook ha affermato che i documenti siano stati selezionati appositamente per trasmettere una certa immagine e distorcano quindi la realtà delle dinamiche interne. L’azienda, che non è mai stata indagata per questo, ha dunque ribadito di non aver mai usato i dati degli utenti come strumento di ricompensa per società amiche o che investivano in pubblicità su Facebook o per favorire sviluppatori che avevano rapporti personali con Zuckerberg o con i vertici del social network.

Secondo un comunicato rilasciato dall’azienda questi documenti sarebbero stati selettivamente raccolti anni fa da Six4Three, azienda creatrice dell’app Pikini, come parte della documentazione epr una causa che aveva l’intento di forzare Facebook a condividere le informazioni sugli amici degli utilizzatori dell’app. “Il fascicolo, per espresso volontà, racconta solo parte della storia, omettendo il contesto fondamentale. Per noi parlano i cambiamenti apportati alla nostra piattaforma tra il 2014 e il 2015 proprio per evitare che gli utenti condividessero le informazioni sui propri contatti con gli sviluppatori di app come Pikini”.

Anche se così fosse la situazione resta comunque grave perché, pur nella loro parzialità, i documenti dimostrano comunque che l’idea sia stata almeno dibattuta per anni ed era quindi un’opzione concreta sul tavolo. Facebook in ogni caso ha una risposta anche a quest’obiezione. Come spiegato infatti a NBC, ‎l’azienda ha indubbiamente esplorato diverse soluzioni per rendere il business sostenibile, ma la realtà è che, alla fin dei conti, ha optato per altre soluzioni, scartando quelle contestate.

Quale che sia la realtà delle cose ora Facebook e il suo CEO Mark Zuckerberg dovrà affrontare inevitabilmente due nuovi avversari, che non sono aziende competitor, ma l’antitrust da un lato e gli azionisti arrabbiati dall’altro. Per non parlare degli utenti, probabilmente sempre più sfiduciati e disillusi nei confronti del social network.