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Fascicolo sanitario elettronico accessibile anche dall’estero, appuntamento nel 2021

La Commissione ha presentato una serie di raccomandazioni per la creazione di un sistema sicuro che consentirà ai cittadini di accedere ai propri documenti sanitari elettronici in tutti gli Stati membri.

La Commissione UE ha presentato il 6 febbraio una serie di raccomandazioni agli Stati Membri per la creazione di un sistema sicuro che consenta ai cittadini l’accesso transfrontaliero ai documenti sanitari. Il progetto delle cartelle cliniche “condivisibili” è già stato avviato da tempo, ma la novità riguarda le analisi di laboratorio, le lettere di dimissione ospedaliera e diagnostica per immagini e referti.

“L’iniziativa getta al contempo le basi per lo sviluppo di specifiche tecniche da utilizzare nello scambio delle cartelle elettroniche caso per caso”, puntualizza la commissione.

Attualmente l’accesso remoto dipende da Paese a Paese: in alcuni casi è praticamente nullo. In Italia il cosiddetto “Fasciolo sanitario elettronico” è attivo in 17 regioni, mentre alcune sono ancora al palo – fra queste Campania, Calabria e Sicilia. L’osservatorio dell’AGID conferma che sono ancora pochi i cittadini ad averlo abilitato, dove è disponibile: circa 11,4 milioni di cittadini per lo più concentrati in Lombardia, Toscana, Friuli Venezia Giulia e la Provincia Autonoma di Trento (con un 97% di adesione).

Insomma, l’Italia rischia di arrivare in ritardo all’appuntamento del 2021, quando tutti i Paesi UE dovrebbero scambiarsi i profili sanitari sintetici e le prescrizioni elettroniche. L’eHealth Digital Service Infrastructure (eHDSI), l’infrastruttura unica europea di servizi digitali per l’assistenza sanitaria, è già operativa e la prescrizione elettronica transfrontaliera è già possibile – in Italia per ora bisogna accontentarsi di quella regionale.

“Le persone chiedono di poter accedere online ai propri dati sanitari in modo sicuro e completo, ovunque si trovino. I professionisti sanitari necessitano di cartelle cliniche affidabili per poter prestare cure migliori e in modo più tempestivo. I nostri sistemi sanitari necessitano delle migliori risorse per poter offrire la migliore assistenza personalizzata. Insieme dobbiamo accelerare il passo e sviluppare uno scambio sicuro delle cartelle cliniche elettroniche in tutta l’UE. Ciò migliorerà la vita dei cittadini e aiuterà gli innovatori a ideare la prossima generazione di soluzioni digitali e cure mediche”, ha dichiarato Andrus Ansip, Vicepresidente per il mercato unico digitale.

“Quanti di noi, durante un viaggio o magari al momento di trasferirsi in un altro Stato membro, avrebbero voluto poter accedere ai propri dati medici per condividerli con un medico in loco? Tra l’altro la possibilità di condividere in modo sicuro le informazioni mediche con i medici all’estero potrebbe non solo migliorare in modo sostanziale la qualità dell’assistenza che riceviamo ma anche produrre effetti positivi sui bilanci sanitari. Sarebbero infatti molto più rari i casi in cui si devono ripetere costose analisi mediche, come esami di laboratorio o diagnostica per immagini”, ha aggiunto Vytenis Andriukaitis, Commissario responsabile per la Salute e la sicurezza alimentare.

L’accesso a cartelle cliniche complete e personali in tutta l’UE può quindi offrire benefici come ad esempio:

  • in caso di incidente durante un viaggio in un altro Stato membro dell’UE, accesso immediato dei medici alle informazioni sul paziente, ad esempio dati su eventuali patologie croniche, allergie o intolleranze a determinati farmaci. Ciò può accrescere notevolmente la loro capacità di prestare le cure più efficaci e in maniera più tempestiva;
  • migliore qualità e garanzia di continuità dell’assistenza prestata ai cittadini che si spostano all’interno dell’Unione europea;
  • promozione della ricerca medica per far fronte a importanti sfide sanitarie come le malattie croniche o neurodegenerative, agevolando la condivisione dei dati. Questo sistema è soggetto al consenso del cittadino, in modo intelligibile e nel pieno rispetto delle norme europee sulla protezione dei dati;
  • sostegno all’efficienza e alla sostenibilità dei sistemi sanitari mediante, ad esempio, la condivisione degli esami radiologici o di laboratorio recentemente effettuati da un paziente. In questo modo un ospedale di un altro Stato membro non dovrà ripetere esami analoghi, risparmiando tempo e riducendo i costi ospedalieri.

“La raccomandazione sottolinea che il passaggio a cartelle cliniche elettroniche interoperabili nell’UE dovrebbe andare di pari passo con la garanzia della protezione e della sicurezza dei dati, in linea con il regolamento generale sulla protezione dei dati (RGPD) e nel pieno rispetto del quadro della cibersicurezza”, conclude la nota UE.