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Spazio e Scienze

Fiumi di idrocarburi su Titano, una scoperta italiana

È di un ricercatore italiano la scoperta della presenza di fiumi di idrocarburi nei canyon su Titano, la luna di Saturno.

Il ricercatore italiano Valerio Poggiali dell'Università La Sapienza di Roma ha scoperto fiumi di idrocarburi all'interno di profondi canyon sulla superficie di Titano, la più grande luna di Saturno. Lo studio è pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters ed è stato condotto analizzando i dati radar raccolti dalla sonda Cassini durante il più vicino dei sorvoli sul satellite (5000 chilometri), nel maggio 2013.

La rete di canyon si dirama dal Ligeia Mare, un enorme mare di idrocarburi vicino al polo nord di Titano, e consiste in un reticolo di stretti canali mediamente lunghi poco meno di un chilometro e profondi fino a 570 metri. Gli scienziati pensavano che alcuni di questi canyon potessero contenere del liquido, le nuove immagini analizzate lo confermano, mostrando un "luccichio" caratteristico delle superfici molto lisce.

 Analogamente a formazioni simili sulla Terra, per esempio il Grand Canyon, i canali su Titano sarebbero il risultato di una combinazione di due fenomeni: il sollevamento del terreno contemporaneamente a un cambiamento del livello dei mari.

Poggiali ha spiegato che "è probabile che la formazione di questi profondi canyon sia stata dovuta alla combinazione di queste due azioni, ma al momento non è chiaro in che misura abbiano contribuito. Quello che è chiaro è invece che qualsiasi spiegazione dell'evoluzione geologica di Titano deve essere in grado di spiegare come possano essersi formati questi canyon".

I ricercatori intendono analizzare altri canyon studiati da Cassini durante la sua missione. Secondo i funzionari NASA il loro lavoro potrebbe portare a una migliore comprensione dei processi che hanno modellato il paesaggio di Titano.

Ricordiamo che la missione Cassini-Huygens è frutto di uno sforzo congiunto che coinvolge la NASA, l'Agenzia Spaziale Europea e l'Agenzia Spaziale Italiana. È stata lanciata nel 1997 ed è arrivata nel sistema di Saturno nel 2004. La sonda Cassini ha rilasciato il lander Huygens sulla superficie di Titano all'inizio del 2005 e poi ha continuato a studiare il pianeta degli anelli e le sue molte lune.

Cassini continuerà ad esplorare Saturno per un altro anno, quindi concluderà la sua missione a settembre 2017 con un tuffo mortale programmato nella densa atmosfera del pianeta. Analogamente a quanto deciso per Juno attualmente nel sistema di Giove, la manovra suicida dovrebbe assicurare che la sonda non contamini Titano e la sua gelida luna Encelado (entrambe potenziali culle di forme di vita) con microbi terrestri.

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Ritratto di Titano scattato da Cassini il 4 dicembre 2015

Titano è uno degli oggetti cosmici che suscita maggiore interesse; è noto da tempo che abbia una superficie rocciosa con laghi e grandi oceani di idrocarburi, e c'è persino un progetto per inviare un sottomarino che potrebbe esplorarli.  Sappiamo inoltre della presenza di montagne di ghiaccio e secondo recenti studi potrebbe persino esserci la possibilità che esistano forme di vita che non necessitano di acqua. Tuttavia non sappiamo molto sull'attività geologica di questo satellite.

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La nuova scoperta tuttavia rinsalda ulteriormente le somiglianze tra la Terra e Titano, che per quanto sappiamo al momento sono gli unici due mondi del Sistema Solare a ospitare stabilmente liquidi sulle loro superfici. Alex Hayes, co-autore dello studio, ha infatti commentato a Space.com che "la Terra è calda e rocciosa, con fiumi di acqua, mentre Titano è freddo e gelido, con fiumi di metano. Eppure è notevole che ci siano caratteristiche simili in entrambi i mondi".