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Frenata in auto a controllo mentale: Vettel sei finito

Frenare con il pensiero per ridurre il numero d’incidenti. Il dottor Stefan Haufe del Berlin Institute of Technology sta lavorando sulle onde cerebrali come mezzo di controllo delle automobili. Lo studio è stato condotto su 18 persone, ognuna dotata di un “caschetto” con sensori EEG (elettroencefalografia).

Le prove sono state eseguite in un simulatore, facendo guidare i soggetti in autostrada, molto vicino alle automobili che li precedevano a una velocità di 100 km/h, costringendoli poi a frenare improvvisamente. Gli esperimenti eseguiti riguardavano i tempi di reazione delle persone e in particolare il tempo che intercorre tra il momento in cui il cervello invia il segnale per frenare alle gambe e quello in cui queste iniziano a muoversi per compiere l’azione.

Il tempo di reazione medio registrato è stato di 240 ms, di cui 20 sono impiegati per dare l’impulso di muovere la gamba verso il freno e 130 ms servono per muovere la gamba.

“Viaggiare a 100 km/h e frenare 130 ms prima equivale a fermare l’automobile alcuni metri in anticipo – in media tra 4 e 5 metri”, sottolinea Stefan Haufe. “Aspettare la risposta fisica del conducente può significare fare un incidente piuttosto che semplicemente una frenata brusca”.

Grafici con i dati del tempo di reazione – Clicca per ingrandire

Gli studiosi che hanno eseguito i test affermano che questa tecnologia è molto lontana dall’essere inserita nei veicoli in commercio. Qualcosa di simile lo sta portando avanti anche Raúl Rojas, a capo del progetto AutoNOMOS dell’Università Freie di Berlino. Lo stesso Rojas ha ammesso che uno degli aspetti più impressionanti della ricerca del dottor Stefan Haufe è la velocità di guida (Supercar è realtà: ma KITT si guida con la mente), superiore a quella che ha potuto raggiungere nei propri test.

Palaniappan Ramaswamy della University of Essex di Colchester, Regno Unito, ha rilevato che l’esperimento è stato condotto in un ambiente simulato in cui i soggetti erano completamente pronti e preparati a frenare, il che accade raramente nella realtà. Secondo lui il sistema potrebbe non funzionare quando il conducente è distratto. Stefan Haufe e il suo team stanno conducendo ulteriori studi per verificare questa affermazione.