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Fusione nucleare in Europa con l’hi-tech italiano

La fusione nucleare è una delle tecniche su cui si punta per generare energia in modo sicuro e superare così i combustibili fossili, che finiranno e che hanno un pesante impatto ambientale. Il progetto ITER è uno di quelli più ambiziosi.

Dovremo aspettare almeno fino al 2025 per l'accensione dell'ITER, il reattore a fusione nucleare su cui diversi paesi del mondo stanno investendo le proprie risorse, alla ricerca di energia pulita, economica e sicura. Un progetto ambizioso a cui prende parte anche l'Italia, in particolare la ASG Superconductors di Genova (stabilimento a La Spezia); la società produrrà 10 dei 19 magneti che dovranno creare il campo di confinamento.

L'acronimo ITER sta per International Thermonuclear Expermental Reactor, un reattore a fusione nucleare – vale a dire quella stessa reazione che avviene nel Sole e in generale nelle stelle. Un macchinario avveniristico che (per ora) è costato 18 miliardi di euro e che produrrà energia fondendo tra loro atomi di deuterio e trizio, due isotopi dell'idrogeno.

iter vacuum overview no plasma

Più facile a dirsi che a farsi però: per fondere i due isotopi è necessario creare un plasma, un gas ad altissima temperatura (100-150 milioni di gradi) – che è uno stato della materia vero e proprio. Non è una cosa che si possa mettere in un contenitore qualsiasi ed ecco perché sono necessari i giganteschi magneti prodotti (anche) in Italia. Si parla infatti di confinamento magnetico proprio perché è questo tipo di energia a tenere il plasma in posizione.

Senza andare troppo sul tecnico, il potentissimo campo magnetico obbliga gli atomi di trizio e di deuterio a stare vicinissimi tra loro e questo innesca la fusione tra di essi. Dal processo "fuggono" neutroni ad altissima velocità, i cui impatti scaldano dell'acqua. Il calore successivamente si può trasformare in energia elettrica – molto più semplice da trasportare e utilizzare. Il sistema include anche acceleratori di particelle e generatori di microonde.

L'ITER è un reattore di tipo tokamak, e non è l'unico progetto in questo ambito. Negli USA si sta lavorando alla fusione tramite laser: al NIF nel 2013 si è ottenuto un risultato molto incoraggiante. In Germania invece si sta lavorando sullo Stellarator, un reattore a confinamento magnetico dall'approccio simile ma non identico a quello dell'ITER: lo Stellarator è attivo dal febbraio 2015 ed è stato ufficialmente acceso all'inizio del 2016. È una corsa a cui partecipano anche alcune società private che dispongono delle enormi risorse necessarie, tra di esse ha fatto parlare di sé, nel 2014, Lockheed Martin. L'azienda tuttavia è molto avara di dettagli, così come Tri Alpha Energy, un'altra società che sostiene di essere a un punto molto avanzato della ricerca.

pit cloudy small 02062016

È opportuno sottolineare che ITER, così come Stellarator e altri progetti, non sono centrali energetiche ma stazioni di ricerca scientifica. Sono luoghi dove si studierà la fusione nucleare con l'obiettivo di renderla una risorsa per tutti noi, ma se dovessimo riuscirci probabilmente passerà ancora molto tempo. In altre parole, nelle nostre case non arriverà elettricità prodotta da fusione prima di altri 20 anni.

È una tra le più promettenti fonti di energia che non abbiamo ancora imparato a sfruttare, ma è anche una cosa tremendamente complessa e costosa. Uno dei problemi, per esemopio, è che al momento la fusione nucleare non è, in teoria, una fonte del tutto rinnovabile: il trizio infatti è rarissimo (mentre il deuterio è abbondante). È tuttavia possibile che la fusione stessa lo produca, con un intervento relativamente semplice sul processo. Un'azione che per gli scienziati dell'ITER richiama il mito degli alchimisti, vale a dire trasformare il piombo in oro; un progetto a cui sta lavorando l'italiano Luciano Giancarli