Sicurezza

Gaia-X, un progetto di cloud europeo pensato da Berlino per la sovranità sui dati

La Germania sta lavorando a Gaia-X, un progetto di servizio cloud europeo che possa emancipare il Vecchio Continente dal dominio statunitense sui dati critici. “L’economia europea ha urgente bisogno di sovranità su dati”, ha detto il ministro dell’Economia Peter Altmaier (CDU) qualche giorno fa al quotidiano economico Handelsblatt. La proposta di attuazione è ancora in cantiere, ma la speranza è di coinvolgere altri paesi. A ottobre saranno forniti maggiori dettagli.

La prima candidata è la Francia, considerati i buoni rapporti con il Ministro dell’Economia Bruno Le Maire e la sua sensibilità sul tema, anche se il paese sta lavorando a un suo progetto denominato “Nextcloud”. Però c’è anche Bruxelles alla finestra: proprio la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, recentemente ha parlato dell’autonomia strategica e della sovranità digitale come obiettivi comunitari.

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La questione di fondo è che anche i dati più sensibili spesso sono gestiti da colossi come Amazon AWS; secondario che le infrastrutture possano trovarsi in Europa o negli Stati Uniti. Secondo il ministero federale tedesco per gli Affari economici “la sovranità dei dati e l’ampia disponibilità dei dati possono essere realmente raggiunti solo con un’infrastruttura conforme agli standard di sicurezza ‘made in Europe'”.

A far comprendere meglio il concetto ci ha pensato la Chief Technology and Digital Innovation Officer di Barcellona, ​​Francesca Bria. “La sovranità digitale significa che le tecnologie digitali possono facilitare la transizione dall’odierna economia digitale del capitalismo di sorveglianza e dell’estraneità dei dati – per cui una manciata di società statunitensi e cinesi si battono per la supremazia digitale globale – verso un futuro digitale incentrato sulle persone promosso dall’Europa basato su migliori lavoratori, ambiente e diritti dei cittadini, per portare innovazione sociale a lungo termine “, ha spiegato a Euroactive.

“L’Europa dovrebbe affrontare la dipendenza dalle tecnologie esterne: la maggior parte delle infrastrutture nazionali critiche hardware e software sono costruite al di fuori dell’UE, comprese le aziende che gestiscono grandi flussi di dati”.

Insomma, bisognerebbe riprendere il controllo di questi dati con il cloud poiché sono la materia prima non solo dell’economica digitale e dell’IA, ma anche perché andrebbero considerati un bene pubblico. I termini di controllo su di essi non possono essere stabiliti da entità extra-europee. Secondo Bria se l’Europa snobbasse la sovranità digitale, “potremmo perdere la nostra competitività nelle industrie chiave del futuro e diventare una sorta di colonia digitale”.

Ha aggiunto che la sovranità dei dati dovrebbe essere un punto di partenza, “per riprendere il controllo dei dati e utilizzare i dati delle città per affrontare le nostre grandi sfide urbane e sociali: clima, mobilità sostenibile, assistenza sanitaria, istruzione”.

Sussiste anche una criticità di carattere legale: il comitato europeo per la protezione dei dati ha pubblicato un’analisi dei potenziali impatti del US Cloud Act sul GDPR, in cui ha messo in evidenza potenziali punti di conflitto tra le due legislazioni. Su tutti il diritto legale che hanno le forze dell’ordine statunitensi di accedere a dati di clienti stranieri con conseguente “portata extraterritoriale di poteri”.