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Genitori poco attenti alla privacy dei figli online, l’accusa degli adolescenti nello studio Microsoft

Secondo un recente studio condotto da Microsoft quattro adolescenti su dieci non sarebbero contenti dell'eccesso di condivisione online di aspetti della propria vita da parte dei genitori.

Vantarsi dei propri figli è un istinto forte quanto naturale, a cui però sarebbe il caso di resistere, soprattutto online e invece le bacheche di molti genitori traboccano di video, foto e informazioni sui propri rampolli, dai primi giorni di vita fino alla laurea, per far sapere a tutti quanto sono belli, bravi e intelligenti. Peccato che, stando a un recente studio condotto da Microsoft, questo non faccia affatto piacere ai ragazzi. Almeno quattro adolescenti su dieci infatti sono scontenti e preoccupati della quantità di informazioni personali condivise da mamma e papà sui social media.‎

‎Il 42% degli adolescenti in 25 Paesi, tra cui anche l’Italia,‎‎ afferma di avere un problema in questo senso. Di questi inoltre l’11% lo vive come un problema piuttosto grave, mentre il 14% lo considera un problema di media entità e il 17% un piccolo problema. Inoltre, due terzi (66%) degli adolescenti presi in considerazione dicono di essere stati vittime di almeno un rischio online dovuto a questo eccesso di esposizione, ed essere preoccupati che qualcosa di simile possa nuovamente accadergli in futuro.

“‎Benché la nostra ricerca non esplori in alcun modo le eventuali interrelazioni dirette tra i comportamenti online dei genitori e la potenziale esposizione al rischio dei giovani, sia i ricercatori accademici che esperti finanziari concordano sul fatto che tale condivisione metta potenzialmente a rischio la privacy online dei bambini e anche la loro sicurezza fisica”, scrive Jacqueline Beauchere, Avvocato per la Sicurezza Digitale Globale, nel documento Microsoft.

‎”Condividere o non condividere è una decisione individuale della famiglia, ma se la scelta è quella di condividere, i genitori devono essere attenti, esercitare discrezione e non rivelare inavvertitamente troppo, compresi i nomi completi reali dei bambini, le età, le date di nascita, gli indirizzi di casa, i cognomi da nubile delle madri, le squadre sportive preferite e i nomi degli animali domestici, solo per citare alcuni esempi”, continua l’articolo. “Da un lato, questi singoli pezzetti di informazioni personali possono essere utilizzati in modo improprio in programmi di ingegneria sociale online, o combinati assieme per rendere i bambini e gli altri giovani, bersagli di frodi online o furto di identità“.

Nonostante molti adulti abbiano questi comportamenti poco attenti, ‎in linea con una tendenza identificata nei risultati dello scorso anno, anche nel 2019 gli adolescenti hanno continuato a rivolgersi ai loro genitori e ad altri adulti fidati per ricevere aiuto sui problemi online. ‎Inoltre, alla domanda sui migliori modelli di comportamento civile e rispettoso online, gli adolescenti hanno continuato per la maggior parte a indicare i genitori (80%), seguiti da insegnanti (49%), e da altri adulti, atleti e celebrità rispettivamente al 22%, 17% e 15%.‎

“‎Ecco perché continuiamo a incoraggiare gli adulti ad acquisire familiarità con e, se il caso, a partecipare alle attività online dei giovani, dimostrarsi sempre aperti e disponibili a conversazioni sulla loro vita online‎, ad ascoltare senza giudicare quando si avvicinano da adolescenti a questioni online, e‎ a concordare ‎‎insieme‎‎ qualsiasi azione”, conclude l’articolo. ‎”Condividi con attenzione dovrebbe essere il mantra di tutti, fuori e dentro Internet”.‎‎