Spazio e Scienze

Ghiaccio e vulcani

Pagina 3: Ghiaccio e vulcani

Ghiaccio e vulcani

All'inizio di quest'anno gli scienziati hanno analizzato nuovamente i dati raccolti dalla sonda Magellano della NASA, che orbitò attorno a Venere fra il 1990 e il 1994, e grazie ai suoi radar ha tracciato una mappa quasi completa del pianeta, con una risoluzione nettamente migliore rispetto a quelle precedenti.

Secondo Elise Harrington della Simon Fraser University di Burnaby, Canada, dai dati emerge che su Venere ci potrebbero essere delle zone "ghiacciate". La questione è che "più si va in alto su Venere, più la superficie diventa radio-riflettente, con alcune macchie scure".

Immagini radar degli altipiani di Venere - Credit NASA
Immagini radar degli altipiani di Venere – Credit NASA

Una possibile spiegazione potrebbe essere data dalla presenza di temperature differenti fra gli altopiani (più freddi) e le pianure (più calde). Del resto è quello che avviene sulla Terra. Da qui l'ipotesi che il freddo possa portare alla formazione di "ghiaccio" che sembra brillare quando irradiato dalle onde radio, proprio come sulla Terra la neve riflette la luce.

Però è altamente improbabile che su Venere possa esserci del ghiaccio composto da acqua gelata. Gli scienziati ipotizzano che la brina sia fatta di composti metallici, come la coloradoite (mercurio e tellurio) e la tellurobismuthite (tellururo di bismuto).

Un'altra possibile spiegazione è che sulla superficie venusiana ci sia una sorta di cristallo in cui le cariche elettriche positive e negative sono separate (un lato del cristallo sarebbe positivo e quello opposto negativo). Le proprietà di tali cristalli, noti come materiali ferroelettrici, dipendono dalla temperatura. Ricerche precedenti hanno suggerito che questi cristalli aumenterebbero di luminosità radar fino a una certa temperatura, oltre la quale diminuirebbe precipitosamente. Se questo fosse il caso non si tratterebbe di ghiaccio, ma di "un materiale ferroelettrico, un minerale presente nella roccia in superficie".

Serviranno test di laboratorio per confutare questa tesi, anche se non è semplice testare le proprietà dei materiali in condizioni venusiane date le alte temperature e la pressione sulla superficie di Venere, nonché le piogge acide.

Intanto un gruppo di ricercatori condotto da Eugene Shalygin e Wojciech Markiewicz, entrambi del Max Planck Institute in Germania, e da James Head, geologo alla Brown University, ha pubblicato uno studio sulla rivista Geophysical Research Letters in cui si annuncia che ci sono forti evidenze che dimostrano come Venere sia vulcanicamente attivo. Un'ipotesi che non farebbe che confermare rilevazioni precedenti, che hanno individuato circa 1500 di vulcani di dimensioni medio grandi.

Rappresentazione artistica di un vulcano attivo su Venere - Credit ESA
Rappresentazione artistica di un vulcano attivo su Venere – Credit ESA

La sonda spaziale Venus Express dell'ESA ha rilevato temperature elevate in alcuni punti della superficie del pianeta, con estensione variabile fra 1 e 200 chilometri quadrati.

Da un'analisi più attenta di queste regioni gli scienziati ipotizzano che il caldo è con tutta probabilità dovuto al versamento di lava sulla superficie. Una delle aree interessate è quella che è stata battezzata Ganiki Chasma, che è molto giovane in termini geologici. La zona era stata precedentemente esaminata dalla sonda Venera dell'Unione Sovietica nel 1980 e dalla missione di Magellano della NASA nel 1990.

L'ipotesi è che le spaccature si sono probabilmente create quando la crosta si è spaccata a causa della pressione interna, portando il magma verso la superficie. Un processo analogo era stato osservato sulla Terra.

###67823###

Venus Express ha trascorso otto anni in missione attorno a Venere prima di rimanere a corto di carburante e precipitare. Nel 2014 il veicolo spaziale si è introdotto nell'atmosfera di Venere per raccogliere maggiori informazioni sulla sua composizione. Lo scopo di queste manovre era, in parte, quello di raccogliere dati che potrebbero aiutare la progettazione di possibili lander futuri.

Attendiamo ulteriori sviluppi. Secondo alcuni scienziati andremo prima su Venere che su Marte, altri lo reputano una follia. Una colonia sulla superficie di Venere sembra fuori dalla portata delle attuali tecnologie, per Marte ci sono prospettive di 15-20 anni. Tuttavia è da ricordare che Venere è stato studiato meno di Marte quindi nasconde più incognite ancora tutte da chiarire.