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Sicurezza

Gli attacchi informatici peggiori del 2018, quando il data breach fa storia

Compagnie aeree, Facebook, Google e altri. La lista di società che si sono fatte rubare i nostri dati è lunga, e i numeri impressionanti.

Si dice “data breach” quando un’azienda subisce un attacco informatico e le vengono sottratti i dati dei suoi utenti. È purtroppo una cosa che capita spesso, tant’è che si sta cominciando a considerare seriamente l’idea di abbandonare la password in favore di metodi alternativi. Business Insider ha stilato una classifica dei peggiori attacchi registrati nel 2018. Riportiamo nelle righe che seguono quelli che potrebbero aver coinvolto anche l’Italia.

British Airways

La compagnia aerea britannica ha subito il furto dei dati di 380mila clienti, con informazioni che comprendono nome, numero di telefono, indirizzo e dati di pagamento. I clienti coinvolti sono stati contattati direttamente dall’azienda.

Cathay Pacific

Il numero di account compromessi sale a 9,6 milioni nel caso di Cathay Pacific, compagnia aerea che si guadagnò gli onori della cronaca lo scorso 25 ottobre. Anche in questo caso sono stati trafugati dati di identificazione, oltre che informazioni sui viaggi effettuati. Le carte di credito dovrebbero essere rimaste al sicuro, ma non è certo.

Facebook

Tra luglio e settembre 2018 un bug ha permesso di estrarre i token di accesso, e di conseguenza i dati personali degli utenti coinvolti. In risposta Facebook resettò gli accessi di 90 milioni di account, anche se poi si scoprì che quelli effettivamente messi a rischio erano un po’ meno.

Google+

Photo credit - Piter2121/depositphotos.com

Google+ ha fatto parlare di sé in due diverse occasioni. La prima per l’esposizione di 500mila account, la seconda per 52,5 milioni. In entrambi i casi si è trattato di bug i cui effetti negativi sembrano essere solo potenziali, ma l’azienda ha fatto sapere in entrambi i casi di non aver trovato segni di furto o abusi. Non che sia una garanzia totale, ma è meglio di niente. Google ha deciso di chiudere il social network, anche perché non ha mai davvero preso piede, entro aprile 2019.

Cambridge Analytica

Il caso di Cambridge Analytica è forse quello più famoso del 2018. Ne hanno parlato i notiziari in prima serata, sono state fatte indagini (alcune ancora in corso), e il dirigente Mark Zuckerberg è stato chiamato a parlare davanti a una commissione parlamentare. In pochissime parole, Facebook ha permesso a società esterne di raccogliere i dati dei suoi utenti, che poi li hanno rivenduti o usati per comunicazioni politiche – sono note azioni mirate anche a turbare le operazioni elettorali in diversi paesi, compresi Stati Uniti e Gran Bretagna.

Quora

Quora non è molto usato in Italia ma la sua presenza non è del tutto trascurabile. È un servizio di domande e risposte, che lo scorso novembre ha subito un’intrusione nei propri sistemi e il furto di circa 100 milioni di utenze. I dati includevano nome, indirizzo email, password (crittografata) e attività sul sito, cioè le domande e le risposte pubblicate.

MyFitnessPal

MyFitnessPal è un servizio piuttosto diffuso anche nel nostro paese, usato sia da chi si allena intensamente sia da chi cerca un piccolo aiuto per mantenersi in salute. L’app contiene informazioni personali come nome o email, abitudini alimentari, attività sportive e altro. Lo scorso febbraio ha subito il furto di 150 milioni di account, che sembra non aver esposto dati particolarmente sensibili.

Marriot

La notizia è solo di qualche giorno fa: la catena Marriot si è fatta rubare i dati di 500 milioni di persone, che si erano registrate ai servizi della sua controllata Starwood. I dati rubati sono particolarmente sensibili e includono anche le carte di credito, ma non è tutto. Secondo il New York Times infatti si tratta di un’operazione sponsorizzata dal governo cinese.

Vale infine la pena di citare l’attacco ad Aadhar. Probabilmente il nome non dice nulla, a meno che non abbiate un qualche rapporto con l’India. Sono i residenti in questo Paese le vittime dell’attacco, ed è il numero degli account compromessi a far girare la testa: 1,1 miliardi di persone coinvolte, quasi l’intera popolazione.

Aadhar è infatti un database pubblico gestito dalle autorità indiane, su cui sono conservati i dati delle carte d’identità e quelli biometrici – come impronte digitali o scansioni dell’iride. È usato per accessi ad altri sistemi, usato anche da terzi come per esempio Amazon. A quanto pare chi lo gestiva non ha fatto le cose a regola d’arte quanto a sicurezza informatica; anzi, i reporter di ZDNet riportano di aver segnalato ripetutamente i problemi rilevati, senza ottenere risposte per oltre un mese.

Possiamo considerare questa lista un parziale bollettino di guerra del 2018, che potremmo definire un annus horribilis per la sicurezza informatica. Forse è però una triste realtà a cui dobbiamo abituarci; anzi, visto che è sempre più diffusa l’idea (concretizzata nel GDPR) che le aziende debbano comunicare questi avvenimenti obbligatoriamente, non è da escludere che nel 2019 la lista si allunghi ulteriormente.