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Gli italiani accettano più cookies degli altri europei

Secondo una recente meno del 2% degli italiani blocca i cookies dopo aver visto un avviso su un sito web, a fronte di una media europea del 5%.

Solo l’1,6% degli italiani blocca i cookies quando compare il relativo avviso su un sito web. Meno della metà rispetto alla media europea, che comunque si attesta a un modesto 5%. Lo ha rilevato Teads, The Global Media Platform, società specializzata che fornisce strumenti specifici per la gestione di siti web e campagne pubblicitarie.

Non si può dire che sia una sorpresa, a ben vedere. Sin da quando fu introdotto, infatti, l’avviso per i cookies suscitò parecchi dubbi riguardo alla sua efficacia. Si diceva, e ora vediamo che a ragione, che le persone avrebbero semplicemente cliccato su “ok” e continuato a navigare come prima. Con buona pace di chi si illudeva che fosse davvero uno strumento a tutela della privacy. D’altra parte accettare i cookie è la scelta più semplice: in genere o si accetta subito oppure si clicca su un “leggi di più”, per poi trovare il comando necessario a bloccare i file di tracciamento.

Significa che tutto sommato gli europei, e in particolare gli italiani, non sono poi così interessati a tutelare la propria privacy online? O forse hanno capito cosa sono i cookie di un sito web e a cosa servono, e hanno deciso che in fin dei conti non rappresentano una violazione? Per rispondere a queste domande ci vorrebbe una ricerca specifica, ma possiamo senz’altro prendere in considerazione la differenza tra il nostro paese e il resto d’Europa.

Fonte: Teads
GDPR Privacy cookie

Se tutti i cittadini europei tendono a ignorare gli avvisi, infatti, è lecito domandarsi perché ci siano differenze così rilevanti tra un paese e l’altro. Gli internauti di Grecia e Croazia, per esempio, sembrano molto attenti a questo tipo di avviso e bloccano molto i cookies. La maggior parte degli italiani invece sembra disposta ad accettarli.

Le ragioni sono da cercare senz’altro nelle specificità culturali di ogni Paese, ma molto è senz’altro da attribuire alla comunicazione che raggiunge i singoli cittadini. In Italia le comunicazioni sulla privacy sono state alternativamente assenti oppure assillanti, e forse questo ha generato una specie di rigetto, spingendo molti di noi a disinteressarsene. In ogni caso la ricerca, pure interessante, non è completa: prende in considerazione solo i siti di informazione che usano certi strumenti, e tra le cose che non conteggia ci sono quegli utenti che impostano il browser per bloccare tutto. In assenza di ricerche specifiche e dati più completi si possono fare solo ipotesi. Qual è la vostra opinione a riguardo?