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Google+ addio, ma BigG in passato ha già fallito molte volte

Google+ addio. Ieri è iniziata la procedura per la chiusura definitiva della piattaforma social, con la cancellazione di profili utente e dati. Un tonfo che ha sollevato molta attenzione, ma che non è affatto l’unico a cui è andata incontro BigG, come del resto tanti altri colossi dell’Hi-tech. Non sempre infatti tutto va per il meglio: alcune idee buone sulla carta possono rivelarsi impraticabili, implementate male, troppo in anticipo o in ritardo sui tempi o, semplicemente sbagliate. Quelle di Google sono così tante che qualcuno ha pensato bene di raccoglierle in un “cimitero”, vediamo alcuni degli esempi più eclatanti.

Google ha sempre tentato di entrare nel settore dei social e degli instant messaging e qui è proprio uno dei settori in cui si sono concentrati maggiormente i fallimenti, di cui Google+ è solo l’ultimo esempio.

Google Spaces

In ambito professionale ad esempio Google aveva provato a competere con Slack presentando nel 2016 Google Spaces, un’app mobile per condividere argomenti e contenuti ed effettuare discussioni di gruppo. Spaces era però molto di più perché ambiziosamente mirava anche al mercato consumer integrando servizi come YouTube, Chrome e il motore di ricerca, al fine di permettere agli utenti di trovare i contenuti di proprio interesse, condividerli e discuterli con altri. A causa dello scarso successo il progetto durò però appena 11 mesi e fu chiuso ad aprile del 2017.

Google Allo

Google Allo era anch’essa un’app mobile, ma questa volta indirizzata alla messagistica istantanea, come WhatsApp o Telegram. Come per i suoi competitor infatti anche Allo usava i numeri di telefono come identificativi, aveva una modalità (opzionale) crittografata e integrava addirittura Google Assistant e aveva una modalità di generazione di risposte automatiche. Presentato nel 2016, Allo ha arrancato, fino alla chiusura, annunciata lo scorso anno. I problemi sembra fossero legati soprattutto alla protezione della privacy degli utenti, fortemente ridotta per consentire al sistema “smart” di proporre proposte di risposta automatica sensate.

Google Talk

Dei tre, Google Talk è l’esperimento più vecchio, visto che risale al 2005. Sostanzialmente si trattava di un servizio di messagistica istantanea tramite VoIP. GTalk fu sin da subito criticato per la mancanza di alcune funzioni, ad esempio l’assenza di una ricerca tra i vecchi messaggi inviati, poi risolto con la possibilità di salvare i messaggi nella propria casella Gmail.

Nel 2013 Google Talk è confluito nella piattaforma Hangouts che però a sua volta sarà chiusa entro la fine di quest’anno, o meglio sdoppiata in due servizi separati, Chat e Meet, rispettivamente per instant messaging e videochiamate. Le scommesse sul destino di queste nuove incarnazioni sono aperte.

Project Ara

I fallimenti però non sono venuti solo dall’ambito social, BigG ne ha collezionati infatti diversi anche in ambito hardware. Project Ara ad esempio era un ambizioso progetto per la realizzazione di uno smartphone modulare, potenzialmente innovativo, che avrebbe consentito di aggiornare una stessa piattaforma cambiandone di volta in volta determinati moduli, da quello hardware al display, alla fotocamera.

Le difficoltà tecniche nel rendere i vari moduli interoperabili e soprattutto considerazioni squisitamente economiche e di mercato sull’opportunità di realizzare il progetto portarono al suo definitivo accantonamento.

Google Glass

Il progetto di un paio di occhiali a realtà aumentata e con possibilità di registrare immagini o catturare foto era stato presentato come qualcosa di dirompente. Tuttavia le preoccupazioni riguardanti la privacy e una sostanziale mancanza di focus del prodotto (a cosa serviva davvero?) hanno portato all’insuccesso.

Il progetto non è mai stato davvero chiuso, piuttosto ha cambiato target rivolgendosi a categorie ben precise del mondo professionale, tuttavia i Google Glass non sono mai diventati ciò che il colosso di Mountain View aveva inizialmente prospettato.