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Google andrebbe divisa per favorire la competizione, lo chiede News Corp

News Corp ha chiesto all'antitrust australiana di dividere Google Search dalla piattaforma ‎pubblicitaria, per consentire agli altri editori digitali di essere competitivi.

News Corp, l’azienda parte del gruppo editoriale di Rupert Murdoch, ha chiesto alla commissione australiana per la competitività ACCC (Australian Competition and Consumer Commission) di prendere in considerazione la possibilità di imporre a Google la divisione tra Google Search e la piattaforma pubblicitaria di terze parti, al fine di consentire agli altri operatori digitali di essere maggiormente competitivi sul mercato.

“Google opera in un “giardino recintato” ‎che garantisce alle proprie aziende, in particolare nel settore delle pubblicità hi-tech, un predominio inattaccabile nella ricerca generalista sul web”, ha affermato News Corp nella propria richiesta, facendo riferimento ai tanti servizi offerti agli inserzionisti dal colosso di Mountain View che, combinandosi alla perfezione con il suo “tesoro di dati personali”, li rende particolarmente attraenti per gli inserzionisti.

Ora non c’è che da attendere il rapporto finale da parte della ACCC sull’argomento, che sarà pronto per il prossimo 30 giugno, alla fine di una corposa inchiesta ancora in atto. In pochi giorni dunque il tema degli scorpori e delle suddivisioni dei colossi del Web torna di ‎moda, dopo le recenti posizioni espresse negli Stati Uniti dalla senatrice e candidata alle presidenziali del 2020 Elizabeth Warren riguardo a Facebook, Google, Amazon e Apple.

Si tratta di un argomento complesso e assai delicato, che invoca un intervento pubblico in un settore privato, ma è pur vero che per mantenere sana la competitività tra soggetti diversi non si può accettare la concentrazione di potere, economico ma anche sociale e politico, nelle mani di pochi soggetti che sfruttano le sinergie tra diversi propri servizi di successo per consolidare la propria leadership di mercato in determinati settori.

Non a caso nella stessa Australia, presto potrebbe toccare anche a Facebook, come confermato da Ed Husic, portavoce per la digital economy del partito laburista. “Il giorno della resa dei conti potrebbe arrivare presto anche per Facebook, se non corregge i propri comportamenti”.

E l’idea illustrata pochi giorni fa da Mark Zuckerberg sulla fusione dei database delle piattaforme Messenger, WhatsApp e Instagram e l’adozione di tecnologie di cifratura che al tempo stesso impedirebbero l’accesso ai dati degli utenti ai governi lasciandoli però disponibili a terze parti per la profilatura (i metadati non sarebbero cifrati), non sembra aver convinto delle buone intenzioni dell’azienda.