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Google Book Search, più tempo e più indagini

L'accordo tra Google Book e gli editori, siglato qualche tempo fa, corre verso la ratifica, ma gli editori avranno un po' più di tempo a disposizione, perché la data per aderire è stata spostata dal 5 maggio al 4 settembre. Il successivo sette ottobre, invece, è prevista la prima udienza di verifica.

L'intesa, che mette fine ad una causa che va avanti da anni, prevede che Google possa anche vendere testi elettronici, con il benestare di autori ed editori, che si portano a casa la maggior parte dei guadagni.

Sarà più facile procurarsi una copia di libri sui quali gravano diritti ma non sono più in stampa. Biblioteche e università potranno sottoscrivere dei "pacchetti abbonamento", grazie ai quali rendere disponibili a studenti e utenti il contenuto di Google Book Search. Il servizio, infine, dovrebbe generare utili anche grazie agli annunci pubblicitari e ai collegamenti a siti di vendita, come Amazon.

Questo accordo dovrebbe aumentare enormemente il livello di accessibilità di moltissimi testi prima (quasi) irraggiungibili, un bel vantaggio per lettori e studiosi. Non è chiaro, ancora, se il costo del testo sarà lo stesso del libro in "carta e inchiostro" oppure, come ci si aspetterebbe, sarà minore.

Tutte le novità, tuttavia, riguardano solo gli utenti statunitensi, perché è nel loro paese che è stata intentata la causa. Nel resto del mondo Google Book Search resterà uguale a come è ora, anche se è la stessa azienda a dirsi speranzosa di poter "esportare" le novità in tutto il mondo.
 
Fin qui le rose, ma ci sono anche le spine: l'accordo, a quanto pare, è strutturato in modo da impedire ad altri attori di entrare nel commercio dei libri elettronici, e qualcuno teme che Google diventi monopolista, e che se ne approfitti aumentando i prezzi a suo piacere, e lucri eccessivamente su quei testi sui quali non ci sono diritti, o per i quali i detentori dei diritti non sono rintracciabili. 

Argomenti abbastanza seri da giustificare un'indagine da parte del dipartimento di giustizia e la sua commissione antitrust, che però non implica il crimine, come fa notare la stessa azienda.

Certo, questi signori non sanno che Google basa, almeno per ora, tutta la propria economia sulla pubblicità e sul traffico generato dai servizi che offre; e soprattutto sembrano non sapere che il motto di Big G è "don't be evil". Oppure lo sanno, e non si fidano? Voi cosa fareste?