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Google contro Apple e Facebook: censurano come la Cina

Sergey Brin accusa Apple e Facebook di ostacolare la libertà di Internet con metodi da censura sullo stesso piano di quelli di Cina, Arabia Saudita e Iran. Il cofondatore di Google se la prende anche con l'industria cinematografica e la sua battaglia contro la pirateria.

La libertà di Internet è seriamente minacciata perché ci sono “forze molto potenti che si sono schierate contro la Rete aperta in tutto il mondo”. Appare seriamente preoccupato Sergey Brin, il cofondatore di Google che in un’intervista con il Guardian punta senza mezzi termini il dito contro Facebook e Apple, abbassate alla pari di Paesi simbolo della censura come Cina, Arabia Saudita e Iran.

“Sono più preoccupato di quanto fossi in passato” ha proseguito Brin, che dipinge la situazione odierna come “spaventosa” e si affretta a spiegare che rischiano di essere irrimediabilmente compromessi i principi di trasparenza e di accesso universale che hanno sostenuto la creazione dell’Internet di oggi. Nella visione di Brin è tutta colpa della combinazione di tre elementi fortemente negativi. 

Sergey Brin

Un numero crescente di governi che cercano di controllare l’accesso e la comunicazione fra i loro cittadini, dei tentativi dell’industria dell’intrattenimento di reprimere la pirateria, e dell’ascesa di “giardini recintati restrittivi come Facebook e Apple“, che pretendono il controllo integrale sui software che possono essere installati sulle loro piattaforme.

Il miliardario 38enne non ha fatto altro che confermare quanto già dichiarato a Bloomberg la scorsa settimana dal suo socio Larry Page in occasione dell’anniversario di un anno da amministratore delegato. Le parole di Brin stanno riscuotendo un’eco maggiore probabilmente per l’atteggiamento più aggressivo di chi le ha pronunciate, ma la sostanza è la stessa e prima di urlare allo scandalo è meglio fare un paio di considerazioni.

Non è un segreto che fra Google e Facebook non corra buon sangue, basti pensare a quanto accaduto l’estate scorsa quando il social network di Zuckerberg ha deciso di bloccare un plugin di Chrome che consentiva di trasferire la lista dei contatti di Facebook su Google+. La scorsa settimana Page aveva definito la politica di Facebook di esportazione dei dati “del tutto irragionevole”, ora Brin la bolla come censura ma la sostanza non è cambiata, è solo più gonfiata la definizione.

Secondo Brin Facebook e Apple minacciano la libertà di Internet

È scontato poi l’attacco a Apple, il concorrente più scomodo di Google perché sta tentando di tutto per combattere Android, passando anche e soprattutto per le aule dei tribunali. L’atteggiamento è senza dubbio antipatico, ma per quanto discutibile resta sempre e comunque una trovata di marketing più o meno aggressiva.

Francamente ci sembra poco obiettiva e reale l’assimilazione di questi due casi con le tecniche di censura dei governi cinese e iraniano, che francamente sono cosa ben più seria e preoccupante. Poi, volendo ben vedere, è difficile dipingere Google come una vittima innocente della situazione, visto è uno pesci più gradi dell’acquario del web e le indagini contro di lei per abuso di posizione dominante ne dipingono un aspetto da squalo più che da pesciolino Nemo.

È più obiettivo prendersela con le pressioni di Hollywood per far approvare le leggi per chiudere arbitrariamente i siti pirata, o scagliarsi contro il governo britannico che intende legalizzare lo spionaggio di social media e web. È proprio nel primo caso che Brin è parso più nervoso, quando ha dichiarato che l’industria dell’intrattenimento si sta dando la “zappa sui piedi”. Google aveva comunque già espresso chiaramente la sua posizione quando aveva investito in lobbying per fermare la SOPA.