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Google ha paura di Amazon e del suo motore di ricerca

Da qualche ora gli utenti Google di alcune città USA possono abbonarsi al servizio Shopping Express. Per 95 dollari l'anno (o 10 al mese) si potrà contare sulla consegna nello stesso giorno (same day delivery) su ordini superiori ai 15 dollari. Ci sono anche altri vantaggi per chi si abbona al servizio, che in futuro si chiamerà Google Express, ma per ora sono limitati solo ad alcuni marchi.

Con questa novità Google cerca chiaramente di competere con più aggressività nel settore del commercio online, un ambito nel quale il pezzo da novanta è ovviamente Amazon. L'azienda fondata da Jeff Bezos offre un abbonamento simile (Amazon Prime) al costo di 99 dollari l'anno, che include anche lo streaming di film e serie TV. Amazon Prime è disponibile anche in Italia, ma costa 10 euro all'anno e include solo le spese di spedizione per la maggior parte degli articoli, oltre che la consegna garantita in 2 o 3 giorni lavorativi.

D'altra parte dopo le recenti dichiarazioni di Eric Schmidt una mossa del genere non può sorprendere: il presidente di Google ha affermato infatti che Amazon è il concorrente più pericoloso per la sua azienda. Né Apple, né Microsoft né altri quindi, ma il negozio online più grande del mondo.

Secondo Schmidt Amazon è un motore di ricerca antagonista a Google. Ciò si può affermare perché molti di noi vanno direttamente su Amazon per cercare qualcosa da comprare, mentre usano Google per la tradizionale ricerca d'informazioni. Stando così le cose Google non può nemmeno iniziare a competere, perché il cliente è già perso ancora prima che inizi la gara.

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Uno scenario del tutto realistico: chi compra abitualmente online probabilmente spende molto su Amazon, e altrettanto probabilmente non ha mai sentito nemmeno parlare di Google Shopping – che tecnicamente è presente anche in Italia ma è poco più che un abbozzo. L'azienda di Mountain View deve quindi lavorare molto per recuperare lo svantaggio attuale.

Ma perché Schmidt ha fatto queste dichiarazioni pubbliche, proprio prima che Google annunciasse l'abbonamento Shopping Express. La spiegazione potrebbe essere semplice: molti giornali in tutto il mondo hanno ripreso le dichiarazioni del presidente, data la loro portata, e così i lettori hanno scoperto che Google Shopping esiste e ci hanno dato almeno un'occhiata.

Ed ecco che in poche ore si sono raggiunti milioni di potenziali nuovi clienti, proprio nel momento in cui si lancia in nuovo servizio. L'operazione tradirebbe un lavoro di concerto sopraffino tra chi gestisce Google Shopping, il reparto marketing e lo stesso Schmidt; una dichiarazione calcolata per ottenere un ritorno utile al marketing, quindi? Impossibile a dirsi, ma scartare l'ipotesi sarebbe azzardato.