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Google paga un obolo da 60 milioni ai giornali francesi

Come si mette fine alla guerra tra editori di giornali e motori di ricerca? Si fa come in Francia, dove oggi è nato il Fondo Google per l'innovazione digitale della stampa (FINP). L'istituzione potrà gestire ogni anno, per tre anni, venti milioni di euro – denaro destinato a finanziare progetti per la transizione dalla carta ai bit. L'accordo tra il presidente francese Francois Hollande e il numero uno di Google Eric Schmidt, da molti giudicato "storico", era stato firmato a febbraio. Dopo sette mesi si è tradotto in realtà e il FINP è già operativo.

Non è vicenda da poco, perché gli editori di tutto il mondo hanno sempre accusato Google di lucrare sul loro lavoro. I link alle notizie sono una parte consistente delle pagine viste e quindi dei ricavi pubblicitari di Google, che finora ha ignorato (o quasi) le proteste. Il motore di ricerca dice che ogni mese rilancia quattro miliardi di clic sui siti dei giornali, e ciò dovrebbe bastare.  

FINP

La svolta si è avuta a ottobre, quando il presidente francese ha fatto la voce grossa e minacciato una legge per tassare Google e rigirare il denaro agli editori. Se voi ci tassate noi disattiveremo il motore di ricerca per i siti francesi di notizia, aveva replicato Google. Insomma, alla tassa risponderemo con l'oscuramento. Da ottobre a gennaio Hollande e Schmidt hanno trattato discretamente e poi, il 1 febbraio scorso, l'annuncio dell'intesa.

I primi progetti da finanziare con il FINP, dice Google, si possono presentare da oggi al 10 ottobre sul sito ufficiale. Saranno esaminati il 17 ottobre dal consiglio di amministrazione composto da rappresentanti di Google, dell'editoria e da personalità indipendenti. I finanziamenti sono disponibili per tutti gli editori di siti web di informazione generalista e politica.

E in Italia? Nessun Fondo all'orizzonte, a quanto pare. Intanto proprio oggi è stato approvato in commissione Finanze della Camera un emendamento del Pd alla delega fiscale: prevede che Google e le multinazionali del web paghino le imposte in Italia, in percentuale ai ricavi, per le attività riferibili al nostro Paese.