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Google rinnega il porno e la Gran Bretagna fa cilecca

Google ha chiuso la porta in faccia all'industria della pornografia: l'azienda californiana infatti attivato una nuova policy secondo la quale non accetterà più pubblicità da parte di siti per adulti. Società come PornHub e simili, in altre parole, dovranno trovare qualcun altro per la promozione.

Google, che probabilmente rinuncia a un sostanzioso gruzzoletto con questa scelta, probabilmente sta cercando di diventare "più matura" come azienda, e questo comporta anche il crearsi un'immagine più pulita, più "per famiglie".

Pornodive o popstar?

Perché proprio adesso, pero? Probabilmente la società oggi se lo può permettere, perché i ricavi che arrivano da altri tipi di pubblicità sono sufficienti a compensare la perdita, o almeno a renderla più accettabile. Chi invece è ancora nel caos per quanto riguarda la lotta alla pornografia è la Gran Bretagna. Il governo di David Cameron un anno fa ha imposto il blocco dei contenuti per adulti, attuato direttamente dagli Internet Provider – che non la presero affatto bene.

Ebbene, un anno dopo il filtro bacchettone di Cameron è ancora sotto i riflettori, non perché sia riuscito a salvare dalla cecità i giovani sudditi di sua maestà, ma perché ha finito per trasformarsi in un'arma impropria di censura.

A quanto racconta Juliette Garside del Guardian, infatti, il filtro riesce a bloccare solo il 20% dei siti che dovrebbe rendere invisibili. Di contro, è riuscito a gambizzare con atroce precisione testate online che sono tutt'altro che osé: blog e siti d'informazione professionale il cui crimine peggiore è l'aver fatto battutine sullo stesso Cameron, o l'aver parlato di sessualità in modo schietto.