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Google Street View condannata a una multa da discount

Google è stata condannata dal commissario per la privacy di Amburgo per la raccolta illegale di dati effettuata dal sistema Street View. È una storia quasi antica e risale al periodo 2008 – 2010 quando le Google car impazzavano per tutta Europa per scattare foto e registrare dati satellitari. Dopo poco tempo si scoprì che i veicoli erano in grado anche di rilevare gli accessi Wi-Fi, quindi di fatto mappare gli accessi wireless delle abitazioni e registrarne anche parzialmente l'attività.

Il colosso di Mountain View si è sempre difeso sostenendo che si fosse trattato di un errore da imputare al software. Esattamente un frammento di codice del 2006, che sarebbe finito in quelle delle auto provocando la registrazione di dati come il tipo di traffico (web, P2P, VoIP, etc.) o anche i contenuti.

Google car

La scorsa primavera la Federal Communications Commission, che aveva avviato indagini analoghe nel 2010, ha deciso di chiudere la vicenda infliggendo una multa simbolica di 25mila dollari solo per avere ''deliberatamente ostacolato e ritardato'' le indagini.

Il commissario tedesco Johannes Caspar ha deciso per una multa di 145mila euro poiché le Google car hanno raccolto "una grande quantità di dati personali" come e-mail, password, foto, conversazioni in chat, etc. Per altro bisogna sottolineare che la sentenza è stata emessa ad Amburgo perché la sede tedesca di Google è nel centro città.

''Per quanto ne sappia io si tratta, in questo caso, di una delle più grandi infrazioni note alla protezione dei dati personali'', ha chiosato Caspar. "Finché le infrazioni nel mondo digitale verranno punite con multe da discount, la tutela legale dei dati personali in rete sarà quasi impossibile".

Il portavoce dell'azienda Lena Wagner ha confermato che non vi sarà appello, come d'altronde è già successo in altri 38 Stati statunitensi dove l'esborso complessivo ha raggiunto i 7 milioni di dollari.

"Lavoriamo duramente per avere una privacy giusta su Google. Ma in questo caso non siamo riusciti, ed è per questo che abbiamo irrigidito i nostri sistemi", ha dichiarato Peter Fleischer, consigliere della privacy globale del Gruppo.