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Elettrodomestici

GPS nascosti per smascherare un traffico illegale di rifiuti elettronici

I rifiuti elettronici sono un grande problema e smaltirli al meglio è imperativo per creare un'economia circolare. Secondo uno studio però, sono ancora molti i rifiuti che dall'Europa vanno nei paesi in via di sviluppo dove non vengono smaltiti in modo corretto.

Localizzatori GPS nascosti su PC, stampanti e monitor hanno permesso di scoprire un enorme traffico illegale di rifiuti elettronici. Lo studio “Holes in the Circular Economy: WEEE Leakage from Europe“, durato due anni e portato avanti dall’organizzazione ambientale Basel Action Network (BAN), ha interessato 10 paesi europei seguendo il percorso di 314 tra vecchi computer, stampanti e monitor.

Di questi, 19 (il 6%) sono stati esportati e più della metà (11 di 19, 61%) è andata in paesi in via di sviluppo (probabilmente in modo illegale), in cui mancano strutture per smaltirli a norma di legge, nell’ottica della cosiddetta “economia circolare” di cui spesso ci si riempie la bocca nel Vecchio Continente.

Incapaci di attuare una corretta gestione dei rifiuti, i paesi in via di sviluppo bruciano parti residue che non riescono a riutilizzare, contaminando il terreno e l’aria. All’interno dell’elettronica trovano infatti posto metalli pesanti altamente tossici come piombo, cadmio e mercurio, oltre a diossine cancerogene, furani e idrocarburi policiclici aromatici.

Regno Unito, Germania, Italia, Irlanda, Polonia e Spagna hanno visto partire dai propri porti spedizioni di rifiuti elettronici verso paesi in via di sviluppo come Nigeria, Ghana, Tanzania, Romania, Ucraina, Pakistan, Thailandia e Hong Kong.

Le esportazioni tracciate consistevano di 9 monitor LCD, 1 monitor CRT e 1 computer desktop. Il paese europeo che ha esportato più e-waste è stato il Regno Unito (tutto verso paesi in via di sviluppo), seguito da Danimarca e Irlanda. L’Africa è stata di gran lunga la regione del mondo in cui sono giunte più esportazioni di rifiuti elettronici europei.

Secondo il Basel Action Network (BAN), fatte le debite proporzioni, l’Europa genera RAEE verso i paesi in via di sviluppo per 352.474 tonnellate metriche all’anno, ovvero circa 17.466 container di grandi dimensioni che, se caricati su camion, potrebbero creare una coda lunga 401 chilometri.

“Sembra che abbiamo scoperto un flusso molto rilevante di spedizioni illegali di rifiuti elettronici di consumo pericolosi verso popolazioni vulnerabili”, ha dichiarato il direttore del BAN Jim Puckett. “Questo cozza con le affermazioni dell’UE sui continui sforzi per attuare un’economia circolare che può esistere solo eliminando le esternalità e le perdite dal sistema”.

Va fatto quindi ancora molto per migliorare, specie con una produzione di prodotti elettronici sempre maggiore, anche se i passi avanti fatti finora ci sono. Il consorzio Ecolamp, per esempio, ha annunciato in queste ore che in Italia nel 2018 sono state raccolte oltre 14 milioni di lampadine.

“Lo scorso anno il consorzio ha gestito 3.868 tonnellate di Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, con un +17% rispetto al 2017. Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna si confermano in vetta alla classifica regionale”, fa sapere il consorzio. I piccoli elettrodomestici, l’elettronica di consumo e gli apparecchi di illuminazione (R4) costituiscono il 55% della raccolta, mentre il 45% è composto da sorgenti luminose esauste (R5).

Nel 2018 è cresciuta del 37% la raccolta dei piccoli elettrodomestici giunti a fine vita – come lampade, rasoi elettrici, frullatori e smartphone – per un totale di 2.135 tonnellate.