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Grooveshark colpito dai filtri Google perché è un sito pirata

Google ha aggiunto Grooveshark alla lista di siti esclusi dai suggerimenti automatici nella ricerca. L'azienda californiana cerca così di limitare la pirateria online e di andare incontro alle richieste dei produttori musicali. L'effetto pratico è che Grooveshark non comparirà più tra i termini suggeriti dal completamento automatico nella ricerca di Google, ma sarà comunque raggiungibile tramite ricerche specifiche.

L'uso di questi filtri da parte di Google non è certo una novità, e indica probabilmente che la casa di Mountain View ha ricevuto una richiesta esplicita da parte delle major musicali. È noto infatti che queste ultime sono da tempo in guerra aperta con Grooveshark, sito che offre musica in streaming ai propri utenti.

Simile per certi versi a Spotify, Xbox Music o Pandora, Grooveshark permette di cercare e ascoltare, crearsi delle proprie playlist e di caricare online i propri dischi – rendendoli poi disponibili anche agli altri utenti. Lo streaming è accessibile anche da smartphone, tanto con l'applicazione dedicata (Android) quanto con la Web App (iOS e altri).

Tutto fantastico? Non proprio, perché Grooveshark fa tutto questo senza aver ottenuto alcuna licenza dagli editori musicali. Il servizio infatti si limita a rimuovere il contenuto se qualcuno lo richiede, ma suggerisce ad artisti ed etichette di trovare accordi specifici per un eventuale equo pagamento. Un approccio che, com'è noto, non è mai piaciuto ai produttori di dischi.

Resta da vedere se ci sarà un qualche impatto negativo sull'attività di Grooveshark, ma probabilmente il servizio non risentirà per nulla o quasi del filtro imposto da Google. La notizia, se non altro, potrebbe aiutare gli utenti a capire che il servizio non è del tutto legale, così chi vorrà continuare a usarlo potrà farlo con cognizione di causa.