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I Blog non sono stampa, il TAR dà ragione a “Roma fa schifo”

Il TAR del Lazio ha dato ragione al sito Roma fa schifo: i blog si differenziano dalla stampa, cartacea o digitale, e non sono tenuti ad avere un direttore responsabile.

Sentenza storica quella emessa dal TAR del Lazio nel procedimento in cui era coinvolto il blog "Roma fa schifo" (RFS), uno dei più noti della Capitale. Per la prima volta in Italia, infatti, si è avuta un'importante pronuncia in sede amministrativa sulla responsabilità dei titolari di un blog e sulla differenza tra essi e le testate registrate.

In particolare, come scrive l'avvocato difensore Fulvio Sarzana di S. Ippolito, il tribunale "nel rigettare la domanda dei ricorrenti, diretta a pretendere l'iscrizione del blog Roma fa schifo nel Registro degli operatori di Comunicazione tenuto dall'AGCOM (attraverso i CORECOM),  e nell'obbligare quindi il blog a  doversi dotare di un direttore responsabile e a doversi qualificare come testata di stampa a tutti gli effetti, con rilevanti obblighi economici a carico dei blogger, ha invece negato l'estensione della medesima normativa ai blog, sebbene questi ultimi  abbiano la finalità di pubblicare ed esaminare notizie legate all'attualità".

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In Italia non vige però un ordinamento giuridico basato sui precedenti giurisprudenziali più che sui codici – come accade invece nel mondo anglosassone ad esempio – per cui la sentenza, pur importante, va presa con le pinze, anche perché ancora passibile di essere ribaltata in altri gradi di giudizio.

Non è detto dunque che il pronunciamento, ammesso che venga confermato in altri tribunali, sia estendibile a tutta la categoria dei blog, ma resta pur sempre importante che la legge abbia iniziato a riflettere sulle peculiarità del web e sulle modalità in cui si esprime e si differenzia da altri medium.

Chi vive a Roma molto probabilmente conosce bene il blog in questione, nato nel 2008 per denunciare lo stato di degrado in cui versa la Capitale e caratterizzato da titoli espliciti e crudi e attacchi senza sconti ai politici di turno. Probabilmente proprio questo approccio e i temi scottanti trattati hanno attirato l'attenzione sulle sue caratteristiche, sebbene nel web esse siano condivise da tantissime altre realtà.

RFS infatti ha dei fondatori ma non una redazione fisica né un direttore responsabile e pubblica contenuti spesso anonimi e non scritti da giornalisti – dunque non vincolati ad alcun codice deontologico. Si tratta insomma di una sorta di "giornalismo spontaneo dal basso" che ha sollevato più di un dubbio sulla sua liceità.

Come spiega sempre l'avvocato Sarzana invece "il tribunale ha riconosciuto le peculiarità del blog, non ritenendo di doverlo accomunare all'editoria tradizionale ai cui vincoli e prescrizioni non sono dunque soggetti", soprattutto per quanto riguarda i vincoli temporali nella pubblicazione delle notizie o dei commenti. Non solo, nonostante la mancata qualificazione di un blog come testata giornalistica il TAR ha stabilito che "non viene comunque a mancare la tutela sancita ai sensi dell'art. 21, comma 1, della Costituzione alla libera manifestazione del pensiero, dal momento che essa si può esprimere anche attraverso un sito Internet".