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I driver UberPOP di Milano rischiano multe e confische

Il ride-sharing di Uber è stato fortemente criticato dagli assessori alla Sicurezza e Polizia locale Marco Granelli e alla Mobilità Pierfrancesco Maran del Comune di Milano. Mercoledì la presentazione; dopo poche ore il comunicato infuocato da Palazzo Marino.

"In merito al servizio UberPop, presentato oggi da Uber, è importante sottolineare che si tratta di un progetto irresponsabile. Questa novità espone tutte le persone che decideranno di farsi pagare per fare il tassista abusivo – magari in buona fede – alla confisca del veicolo, a una sanzione amministrativa (da 1.761 a 7.045 euro) e alla sospensione della patente da quattro a dodici mesi, così come previsto dal Codice della Strada", si legge nella nota firmata dagli assessori.

Il dibattito civile in Europa che tocca Uber

"Bisogna distinguere in maniera chiara un'organizzazione di car pooling, che porta ad un'equa condivisione delle spese tra i passeggeri anche tramite app (come BlaBlaCar), da iniziative a fini di lucro (sia per la app, sia per l’autista), che nulla hanno a che vedere con la sharing economy, ma che oggi sono solamente un'evidente violazione delle leggi in corso".

Incomprensibile la durezza di questa presa di posizione, anche perché Benedetta Arese Lucini, regional manager di Uber in Italia, ci aveva assicurato un canale di comunicazione aperto con le istituzioni locali. In pratica il Comune era stato avvertito e fin dal primo momento era stato manifestato l'interesse ad affrontare placidamente ogni questione.

Eppure secondo Maran i potenziali "driver" a causa dei compensi sarebbero a rischio di una grave violazione del Codice della Strada.

"Questo problema riguarda Milano così come tutte le altre grandi città italiane (ed europee). Per questo chiediamo al Ministro Lupi di ricevere Anci per confrontarsi sulle possibili soluzioni, perché il sistema di leggi vigente non affronta le nuove opportunità che le tecnologie offrono alla mobilità e nel contempo non garantisce più la protezione dei diritti di chi oggi eroga regolarmente il servizio pubblico di taxi e il servizio di noleggio con conducente", prosegue la nota. "Si tratta di bilanciare l’innovazione con il rispetto delle regole".

In sintesi sussiste un problema di regolamentazione che va affrontato per non bloccare l'innovazione. E allo stesso tempo un problema di interpretazione delle normative vigenti, perché il modello di business di UberPOP pare essere borderline. Si basa infatti su una transazione tra utente e driver, e prevede una quota del 20% per l'intermediazione Uber.

Il confronto proseguirà.