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I giocattoli che hanno segnato la nostra infanzia

In occasione del recentissimo International Comic-Con di San Diego (o SDCC se proprio vi piacciono gli acronimi) è stata annunciata una delle action figures più belle e interessanti di sempre, quella dedicata a "Launghing Prince Adam", un meme ricavato dall'universo di He-Man and The Masters of Universe ormai la bellezza di dieci anni fa. Se […]

In occasione del recentissimo International Comic-Con di San Diego (o SDCC se proprio vi piacciono gli acronimi) è stata annunciata una delle action figures più belle e interessanti di sempre, quella dedicata a "Launghing Prince Adam", un meme ricavato dall'universo di He-Man and The Masters of Universe ormai la bellezza di dieci anni fa.

Se non avete idea di cosa si stia parlando nessun problema, potete gustarvi questo momento di pura gioia vintage nel video qui sotto.

Nel vedere He-Man e i Masters, ovvero tra i giocattoli più amati della nostra infanzia da figli degli anni '80, ci è subito balenato il ricordo di una mezza infinità di bellissimi beniamini di plastica, oggi più che mai oggetto di culto e, soprattutto, di collezione.  Oggi vogliamo farvi viaggiare sul treno dei ricordi, ed eccoci quindi pronti a offrirvi una lista di bellissimi giocattoli che hanno segnato la nostra infanzia, in un modo o nell'altro.

A questo giro ne abbiamo scelti cinque, ma giusto perché prima o poi torneremo sul tema.

He-Man and The Masters of the Universe

E visto che ci siamo, partiamo proprio da He-Man, il nerboruto principe di Eternia, nato su ispirazione del  movimento letterario inaugurato dal mai troppo citato Conan il Barbaro di R.E. Howard, e sul modello delle barbariche illustrazioni dell'artista Frank Frazetta.

Divenuti famosi tanto per la popolare serie televisiva Filmation, quanto per i fumetti che, col tempo, furono associati alla vendita delle action figures (modello, per altro, replicato dagli amatissimi G.I Joe), l'originale He-Man non aveva ancora quei tratti spiccatamente fantasy con cui abbiamo imparato ad amarlo nel corso degli anni.

Non c'era il binomio Principe Adam/He-Man, ed anzi il personaggio delle origini era un vero e proprio "barbaro", membro di una selvaggia tribù di guerrieri, disperatamente impegnati nel sopravvivere ad un mondo distrutto dalle guerre tecnologiche.

Masters of the Universe 2 HeMan

I tratti più noti verranno aggiunti solo più tardi, proprio in concomitanza della serie animata che, messa in piedi per meri motivi di vendita dei giocattoli, si dovettero aggiungere un gran numero di storie e annessi comprimari e nemici.

Armato della leggendaria spada del potere, He-Man e i suoi amici combattevano quindi le forze del malvagio Skeletor, desideroso di conquistare Eternia, e insidiarsi sul trono del Castello di Grayskull, per noi noto come uno dei playset più belli e desiderati della nostra gioventù.

he man

Negli anni He-Man ha cercato di superare, spesso senza successo, un gran numero di alterchi, cercando di riconfigurarsi, anche in salsa spaziale, per far fronte al cambiamento dei gusti dei suoi giovani fruitori.

Purtroppo i diversi tentativi di ricalibrare il brand di giocattoli non hanno, quasi mai, portato a risultati interessanti, complice anche la volontà di Hasbro di creare un numero francamente esagerato di personaggi da vendere, spesso minati da una pessima combinazione di bruttezza e scarsezza di idee.

Negli ultimi anni, con l'esplosione della corrente "vintage", He-Man è tornato alla ribalta,ed anzi è proprio recentissima l'uscita di una doppia linea di giocattoli di altissimo profilo, una creata da Hasbro, e l'altra dal licenziatario Matty Collector, entrambe atte a ricreare, ma con tecniche moderne, le proporzioni e le colorazioni della prima e indimenticabile linea di personaggi.

G.I. Joe

G.I. Joe, ovvero l'archetipo dell'action figure, ovvero la primissima "bambola" per ragazzi. Nati nel 1964 in casa Hasbro, i G.I. Joe nacquero per seguire lo straordinario trend di vendita lanciato dalle Barbie, nel tentativo (riuscito diremmo oggi) di creare un corrispettivo maschile alla popolarissima bambola, tanto che i primissimi modelli disponibili ne emulavano persino le proporzioni anatomiche e l'altezza, fissata allora a 30 cm.

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Fu coniato quindi il termine "action figure", onde sottolineare l'intenzione di proporre un giocattolo che richiamasse all'azione, e che non fosse erroneamente associato alle attività ludiche di tipo femminile.

Il successo fu planetario, e partendo dall'emulazione delle forze armate statunitensi, i set successivi cominciarono a spaziare tra un gran numero di forze militari e non, creando un vero e proprio culto quando nel 1970, la Hasbro lanciò la serie Adventure Team, che perdeva i riferimenti più schietti ai corpi militari (erano gli anni del Vietnam, in cui il sentimento militare era ai minimi storici in tutto il mondo) per diventare una linea di giocattoli basata su avventurieri armati, in lotta contro una forza del male globale, quella dei Cobra.

La bellezza dei G.I. Joe, a distanza di anni, è quella di essere stato uno dei giocattoli per eccellenza nel campo dell'innovazone tecnica e della ricerca sociale.

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G.I. Joe, per dire, è stata la prima linea di giocattoli ad aprirsi a personaggi di altre etnie, introducendo anche personaggi femminili tra le proprie fila il che, all'epoca, con un'abbattimento dello stereotipo razziale e di genere, era davvero rivoluzionario per l'epoca e del tutto dissimile dall'introduzione del personaggio di Ken nel mondo di Barbie che, invece, era visto come un vero e proprio accessorio della bambola, e non un suo "pari".

G.I. Joe introdusse inoltre i primissimi corpi di plastica veramente snodabili, nonché una serie di piccole accortezze, come le mani di plastica morbida, e prensili, per rendere i pupazzi più interessanti e "realistici".

Attraversando oltre 50 anni di storia, i G.I. Joe hanno vissuto alti e bassi, sono stati nella giungla e nello spazio, hanno accompagnato l'uomo sulla Luna ed hanno seguito con passione le evoluzioni del divertimento, spaziando tra fumetti, TV, cinema e persino videogame.

Sono l'icona del giocattolo, o meglio il giocattolo per antonomasia. Vengono prodotti ancora oggi e dispongono di una delle lineup più vaste mai messe in piedi per un singolo brand.

Alcuni pezzi vintage come il primissimo Snake-Eye (l'amatissimo e silenzioso ninja al servizio dei buoni) possono valere anche centinaia di dollari, stessa cosa dicasi per alcuni mezzi di trasporto, come il leggendario Defiant, una piattaforma di lancio con tanto di Shuttle, ancora oggi tra i playset più grandi di sempre.

Teenage Mutant Ninja Turtles

Benché si tenda a ricordare le Tartarughe Ninja per mezzo della popolare serie animata degli inizi degli anni '90, le TMNT (Teenage Mutant Ninja Turtles) devono in realtà la loro popolarità ad una lunga serie di fumetti underground nati nel 1984 ad opera di Kevin Eastman e Peter Laid, due amanti del fumetto, del tutto autodidatti, che letteralmente in casa scrissero, disegnarono e pubblicarono la prima popolarissima serie.

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Nate sulla spinta del fumetto "violento" degli anni '80, reso memorabile dai cicli di storie Marvel di Daredevil (oggi solo Devil) ad opera di Frank Miller, le Tartarughe Ninja non erano le bonaccione amanti della pizza che conosciamo oggi, ma dei veri e propri vigilantes le cui componenti più dure e violente furono di molto edulcorate negli anni.

Il cartone animato (che per altro inventò due caratteristiche fondamentali per i personaggi ovvero: la passione per la pizza, e le maschere di quattro differenti colorazioni) si incaricò infatti di alleggerire i toni della serie a fumetti, cercando di creare dei personaggi che fossero, innanzitutto, vendibili ai bambini.

Nacquero così le "turtles" che conosciamo oggi, e che molti di noi hanno amato e collezionato in forma di giocattolo per buona parte degli anni '90 tra improbabili mezzi di trasporto, edizioni speciali quanto mai discutibili tra cui le fusioni con: indiani d'America, vampiri, clown e persino stelle del wrestling.

La cosa interessante è che, nonostante tutto, le tartarughe hanno sempre e comunque continuato a vendere, lanciando una moda che partendo dalle Battletoads e arrivando agli Street Sharks, ha ispirato una moltitudine di emuli, in TV come nei negozi, di cui ad oggi quasi non ci si ricorda più.

Le Tartarughe, come successo per He-Man sono persino recentemente tornate con una linea di giocattoli dalle forme vintage. Plastiche nuove, vecchi design, per aiutare chi ha smarrito i pezzi dell'epoca che oggi, a guardarsi in giro, possono valere anche centinaia di dollari se provvisti della scatola originale.

I Cavalieri dello Zodiaco

I cavalieri al servizo di Atena, ma anche il più straordinario caso registrato in cui il doppiaggio italiano, nel prendersi un numero immenso di libertà artistiche, trasforma il prodotto originale in un qualcosa di tanto bello e apprezzabile da convincere persino l'autore originale.

Comprendente oggi la bellezza di: 

• cinque manga

• un romanzo

• due film 

• una serie di OAV 

• due serie televisive 

• una serie ONA 

• e una serie remake di prossima fattura

Saint Seiya (questo il nome originale) nasce nel 1985 dall'estro di Masami Kurumada, mangaka nipponico ancora in attività, che si distinguerà nella sua carriera per una certa continuità del tratto, tanto che il suo character design, a prescindere dalle opere, resterà più o meno simile, se non identico.

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I Cavalieri, con la loro lore ambientata tra le divinità greche, le loro gerarchie di potere ma soprattutto le loro scintillanti armature, hanno animato la fantasia di almeno un paio di generazioni di otaku, alimentando un universo che, specie negli ultimi dieci anni, si è fatto più proficuo che mai.

Oltre alla bellissima serie televisiva, graziata, come detto, da una direzione del doppiaggio eccezionale per il nostro paese, i Cavalieri hanno fatto fortuna soprattutto grazie alla loro vastissima linea di giocattoli, che comprende per altro un mercato di contraffazione che quasi non ha eguali nel circuito degli amatori.

Partendo dalla primissima linea di figures con armature quasi totalmente in metallo (oggi molte delle quali veramente rarissime), si è arrivati all'attuale mercato di action figures di livello, le cosiddette "myth cloth", armature raffinatissime per personaggi di 30 cm, con un gran numero di articolazioni mobili e una qualità nei dettagli a dir poco esemplare.

Progettate nel 2003, e rilanciate con successo enorme nel 2013, le Myth Cloth costituiscono oggi un mercato immenso e florido, con uscite inedite (e varianti) che vengono annunciate di anno in anno, e che vanno a coprire anche il più improbabile dei comprimari.

Generalmente oscillano attorno a prezzi che vanno tra i 70 e i 90 euro a seconda del pezzo, ma esistono anche figure rarissime ed oggi quasi del tutto esaurite, che superano tranquillamente i 200 euro di spesa. Guai a buttare via le scatole!

Transformers 

Quella dei Transfomers è una delle storie più complesse, e forse più belle, del mondo del giocattolo. Si tratta infatti di uno dei più eccezionali casi di cooperazione e gestione associata di una licenza tra Giappone e America, nonché uno dei giocattoli, forse, tecnicamente più all'avanguardia di sempre.

Tutto comincia nel 1970, in Giappone, dove la Takara stava vivendo i suoi anni ruggenti grazie ai suoi Microman (piccoli emuli locali dei più fortunati G.I. Joe).

I Microman ebbero comunque un buon successo, tanto che nel 1975 cominciarono ad essere messi in commercio i primi veicoli per gli stessi, tra cui robot e mezzi di varia fattura.

Da qui, Takara vinde l'occasione per espandere il proprio mercato, complici i dati di vendita che identificavano i robot come i favoriti dei bambini, e cominciò ad escogitare, nel 1980, i primi veicoli trasformabili, che coniugassero i robot ed altre tiplogie di giocattoli, in una formula "2 in 1". Nacquero quindi i "New Microman", messi in commercio attraverso i primi set che offrivano sia i robot che i piccoli personaggi con cui farli interagire, dando vita addirittura ad uno spin off: i Diaclone

Bellissimi e futuristici, i Diaclone lanciarono, di fatto, la vera moda dei robot trasformabili, e poterono contare sempre su design che fecero a dir poco scuola nella concorrenza, avendo come progettisti nessun'altro che Shoji Kawamori e Kazutaka Miyatake, ovvero gli artisti che qualche tempo dopo dettarono legge nel mondo dell'animazione con una delle serie anime a tema robotico più belle e raffinate di sempre, Macross.

Dato l'enorme successo, dovuto alle eccezionali capacità di "trasformazione" dei giocattoli, il mercato americano cominciò a indagare sulle innovazioni giapponesi e Hasbro, in particolare, si accordò con la società per riservarsi i diritti di "copia" del prodotto nipponico. 

Nel 1983, sull'onda del successo, la Takara cominciò a ragionare sull'aspetto della propria linea di giocattoli robotici. Questi, sulla spinta di Kawamori e Miyatake, aveva mantenuto un aspetto molto accattivante tanto che i bambini erano sempre più disinteressati agli "omini" che controllavano i robot, facendo dei robot stessi (che altro non dovevano essere che mezzi di trasporto) i protagonisti delle loro avventure. 

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A questo punto leggenda narra che uno dei designer di Takara avesse avuto un'epifania durante una giornata di gioco con suo figlio. Questi si rese conto che il bambino immaginava storie sempre più incredibili non per mezzo di quello che i giocattoli offrivano, ma dell'interazione tra questi e quello che il bambino aveva in casa. Mangianastri, accendini, pistole giocattolo, e ovviamente automobiline. 

Al bambino la forma interessava poco, era più interessato alla sostanza. Con quell'idea in testa, Takara sperimentò, e complice la volontà di distanziarsi dal prodotto americano, sempre vincolato alla forma "automobilistica" dei suoi trasformabili, diede vita nel 1983 alla stravagante linea dei Micro Change. 

Questi erano robot ricavati da oggetti di uso quotidiano per i bambini, come pistole giocattolo, accendini, macchine fotografiche e mangianastri.

Per Takara fu la svolta, un bambino poteva trovarsi in casa e che il suo immaginario avrebbe potuto "ripescare", secondo le storie che questi creavano con quello che avevano a portata di mano.

Quello stesso anno la Hasbro si convinse ad andare in visita in Giappone per toccare con mano quei prodotti di cui aveva solo sentito parlare e alla Tokyo Toy Fair si innamorò tanto dei Diaclone quanto dei suoi stravaganti fratelli Micro Change, tra cui figuravano una pistola (che sarebbe poi diventata Megatron), e un mangianastri (il bellissimo e amatissimo Soundwave).

La società capì il potenziale di una pistola giocattolo che poteva essere anche un robot, immaginando quindi di offrire un gioco praticamente infinito ai bambini e, annusando l'affare, strinse con Takara quel patto storico che portò i prodotti nipponici sotto l'etichetta Transformers.

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Nacquero così i Trasformers, tra i più popolari e complessi giocattoli di sempre, amati ancora oggi in tutto il mondo, ed anche essi sopravvissuti ad oltre 40 anni di revisioni storiche che partendo dalle auto e arrivando persino ai dinosauri, hanno composto una delle lineup ludiche più variegate di sempre.

Questa non era che una piccolissima lista dei giocattoli che hanno segnato la nostra infanzia. Voi ne avete tra questi? Come è messa la vostra collezione? Segnalateci tra i commenti quelli che sono i beniamini della vostra infanzia, perché non è detto che non si possa decidere di dedicargli un articolo!


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