Spazio e Scienze

I motori per i satelliti parlano italiano con t4i

L'industria spaziale italiana cresce e riveste un ruolo sempre più di primo piano nella Space Economy europea. Siamo abituati a sentir parlare di Thales Alenia Space, produttrice fra le altre cose del PCM (Pressurized Cargo Module) della navicella Cygnus, e partner della missione ESA Plato.

In Italia non è l'unica, anzi, ci sono molte piccole e medie aziende, anche Spin-Off di prestigiose università, che stanno lavorando molto bene. Una è SITAEL, fiore all'occhiello delle PMI italiane nel settore spazio, e una è D-Orbit di cui avevamo parlato in passato, un'altra realtà al momento meno nota, ma altrettanto interessante è T4innovation.

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Motore elettrico di T4i

Questa azienda veneta nasce a marzo 2014 come Spin-Off del gruppo di propulsione spaziale dell'Università di Padova e sviluppa motori innovativi, sia chimici (a monopropellente, bipropellente e ibridi a perossido di idrogeno) sia elettrici per piccole piattaforme satellitari. Pur giovane vanta già progetti con l'Agenzia Spaziale Italiana, l'Agenzia Spaziale Europea, la Commissione Europea, e con grandi aziende come ad esempio Thales Alenia Space. Per capire meglio di che cosa si tratta abbiamo fatto due chiacchiere con Nicolas Bellomo, CTO di questa realtà italiana.

"La maggior parte dei dipendenti di T4i viene dall'ambito accademico nel campo della propulsione spaziale; il gruppo è stato fondato ed è tuttora guidato dal professor Daniele Pavarin. La nostra azienda sviluppa apparati propulsivi innovativi per fornire nuove opportunità commerciali alle piccole e piccolissime piattaforme satellitari".

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Motore bipropellente di t4i

"Il nostro ambito di riferimento è la New Space Economy, cioè il nuovo mercato spaziale dominato da piccole piattaforme satellitari, che grazie ai nuovi sviluppi dell'elettronica apriranno opportunità di servizi attualmente inarrivabili per diversificazione e costo. Il nostro obbiettivo è mettere queste piattaforme satellitari in grado di muoversi così come i fratelli maggiori, da qui il nostro motto 'Make Satellite Dancing'.

Anche la pugliese Sitael sviluppa qualcosa di analogo, che differenze ci sono fra il loro prodotto e il vostro?

"SITAEL è un'eccellenza che sviluppa apparati propulsivi di alto livello per piattaforme satellitari di media e grande scala, con potenze disponibili non inferiori ai 100W. T4i punta come mercato di elezione alle piattaforme satellitari di piccole e piccolissime dimensioni, con potenza imbarcata inferiore a 50W, offrendo soluzioni compatibili con il loro target di costo. In modo figurato SITAEL sviluppa Ferrari, T4i Cinquecento. Il prodotto ideale su cui inserire la soluzione T4i è quindi un satellite miniaturizzato composto da unità Cubesat, ossia un tipo di prodotto la cui unità base di misura è la "U", dove 1 U è uguale a un peso massimo di 1,33 Kg e dimensioni di 10 cm per lato.

Su un prodotto così piccolo si riescono però a inserire pochi strumenti, per questo sono stati sviluppati mini satelliti multipli di "U": 3U, 6U, 12U, 24U. Il nostro motore è un prodotto modulare che pertanto si può progettare per una qualsiasi di queste categorie, benché il target ideale sia compreso fra 3U a 24U. A seconda poi del periodo di durata della missione si caricherà la quantità adeguata di propellente".

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Motore elettrico

Per quanto riguarda i sistemi chimici che proponete (monopropellente, bipropellente, propellenti ibridi) invece a che punto siamo con i test e la produzione?

"Differentemente dai motori elettrici non sono ancora disponibili delle unità propulsive complete, ma abbiamo già realizzato e testato dei modelli di laboratorio. Anche qui T4i mette in campo competenze uniche a livello italiano ed Europeo, e sta sviluppando soluzioni destinate al volo".

Nel complesso, guardando al mercato in Italia, come sono cambiate negli ultimi anni le prospettive?

"Per come la vedo io, l'Italia a suo modo si sta muovendo: ha sviluppato il lanciatore Vega, i cui motori sono prodotti da Avio. Il settore Spazio al momento è molto importante per il nostro Paese, dal punto di vista istituzionale ASI ed ESA stanno finanziando attività di sviluppo che stanno alimentando il settore. Dal punto di vista privato, a realtà conosciute e solide si sono affiancate e stanno nascendo realtà più piccole dalla forte crescita. Da notare anche la forte partecipazione delle Università: Roma, Milano, Napoli e Torino sono storicamente molto coinvolte nel settore spazio, e sono state culla delle prime attività spaziali Italiane.

Padova, da cui proviene T4i, è più giovane in questo settore anche se vede ormai una presenza quasi trentennale con la partecipazione ad alcune tra le più importanti missioni spaziali ASI, ESA, NASA. I progressi ci sono sia a livello nazionale che regionale, con i distretti Spazio, in particolare nella Puglia, Lazio e Torino. Il Veneto non è ancora distretto spazio, ma inizia a giocare un ruolo importante in questo settore. Nel complesso l'indotto ha un potenziale di diversi miliardi di euro".

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Vega

L'aspetto peculiare che ci manca rispetto ai grandi stranieri per fare il passo in avanti decisivo?

"Ci stiamo arrivando con calma, ed è l'investimento di capitale privato che negli Stati Uniti è una realtà da anni, in Europa sta arrivando pian piano. Per esempio sia noi, sia le sopraccitate SITAEL e D-Orbit siamo a capitale privato.

In Europa c'è ancora un po' una visione dello spazio come settore legato alle scelte e attività istituzionali, quando negli USA SpaceX ha dimostrato come un'azienda privata possa rivoluzionare il modo di fare spazio. È auspicabile che l'Italia e l'Europa si adeguino a questa mentalità puntando maggiormente sull'imprenditoria privata".

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Visto il grande chiacchiericcio, che cosa ne pensa dei propulsori ionici come l'EmDrive?

"Si basa sulla possibilità che le microonde producano spinta. Mi piace sognare che funzioni perché sarebbe un futuro di propulsione senza propellente. Sul fatto che possa funzionare davvero sono un po' scettico, soprattutto alla luce dell'ultimo studio pubblicato di recente. Alla domanda se valga la pena investirci soldi, rispondo che sarebbe come investire sui Bitcoin: sai che puoi perderli, però potresti anche arricchirti".

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EmDrive

 


Tom's Consiglia

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