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I negozianti non potranno opporsi a pagamenti elettronici sotto i 30 euro?

La moneta elettronica, che si parli di Web o carte, in Italia non decolla. Ci sono ancora 14 milioni di italiani che vanno a fare la spesa solo in contanti, secondo le stime della Cgia di Mestre. La media procapite delle transazioni con le carte è di 33 all'anno (con valore medio di 71 euro), contro le 130 della Francia e le 160 della Gran Bretagna. In pratica solo il 15-20% della spesa degli italiani viene fatta con denaro digitale, mentre la media UE è del 30%.

pagamenti

I motivi sono tanti e non tutti nobili. Da una parte c'è chi ne fa una battaglia ideologica di libertà: non si vuole essere tracciati nelle spese. Dall'altra c'è chi vuole evitare i controlli del Fisco. In linea di massima, sebbene la prima posizione sia legittima, in un paese con un così alto tasso di evasione fiscale come il nostro la diffusione dei pagamenti elettronici farebbe (probabilmente) più bene che male. A patto ovviamente che non ci rimettano consumatori ed esercenti – quest'ultimi arrivano a pagare per ogni transazione mediamente il 2/3%.

L'emendamento PD alla legge di stabilità che riguarda questo argomento sembra sposare quest'ultima linea. Ovvero eliminare la soglia minima dei 30 euro che consentiva ai negozianti di opporsi al pagamento con carta e contemporaneamente stabilire che sotto i 5 euro non devono esserci commissioni. Gli esercenti che non rispetteranno la norma rischieranno sanzioni.

carta

Infine non si può che ricordare la decisione del Governo di innalzare la soglia dei pagamenti in contante dagli attuali 1.000 a 3.000 euro. Una decisione che per molti appare incoerente con la scelta di favorire la diffusione della moneta elettronica, anche se il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan sostiene che "non esiste correlazione tra l'uso del denaro e l'economia sommersa".