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I nostri dati telefonici e Internet archiviati per 6 anni?

Un emendamento firmato dai deputati PD, Walter Verini e Giuseppe Berretta, e da Mara Mucci (Gruppo Misto) potrebbe allungare i tempi di archiviazione di tutti i tabulati riguardanti le attività online, le telefonate e il traffico degli utenti.L'obiettivo della proposta, inserito inaspettatamente in una legge sul recepimento di normative comunitarie, è di triplicare l'attuale data retention per agevolare le autorità giudiziarie in sede di indagine. Si parla di terrorismo ma anche non troppo definite "investigazioni complesse per la molteplicità dei fatti tra loro collegati".

data retention

Oggi, come prevede il Garante della Privacy, gli operatori sono costretti ad archiviare per 24 mesi le telefonate (6 quelle senza risposta) e per 12 mesi i metadati online. Con l'eventuale approvazione dell'emendamento da parte del Senato – i tempi non sono certi – si passerebbe a 72 mesi. Praticamente il doppio rispetto agli altri stati membri.

"Quello che accade è molto semplice", ha spiegato Ugo Mattei, giurista e professore di diritto civile all'Università di Torino, a Il Fatto Quotidiano. "Le aziende saranno in possesso di una massa di dati privati enorme, che ha ovviamente un valore economico alto, visto l'uso commerciale improprio che spesso ne viene fatto e che è molto difficile da controllare. Mentre lo Stato si assicura la possibilità di fare un 'profiling' dei cittadini per un periodo di una lunghezza esorbitante. Praticamente ci stanno schedando".

Una perplessità per altro condivisa probabilmente dal Garante della Privacy che solo pochi mesi fa in audizione al Senato sottolineava che "la parificazione tra dati di traffico telefonico e telematico, se non giustificata da specifiche esigenze investigative, potrebbe risultare incompatibile" con le norme comunitarie.

privacy

Gli esperti del settore fanno notare che rispetto alla precedente direttiva Frattini sulla data retention, poi bocciata dalla Corte di Giustizia UE nel 2014, a questo giro l'escamotage è quello della lotta al terrorismo potenziato da una recente norma comunitaria.

Eppure il primo firmatario Verini difende la sua proposta ricordando di aver consultato esperti e inquirenti, nonché aver seguito le indicazioni della Procura nazionale antiterrorismo.

"Ci sembra il giusto compromesso tra le esigenze della democrazia e quelle della sicurezza. Anche in aula, del resto, non c'è stata nessuna polemica al momento dell'approvazione", ha dichiarato il deputato.

Rimane un'incognita, ovvero il fatto che molti provider hanno sede all'estero e potrebbero non essere obbligati a rispettare le norme nazionali, almeno secondo Giuseppe Corasaniti, magistrato della Corte di Cassazione ed esperto di diritto informatico.


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