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I pizzini si spediscono su Facebook

Crescono su Facebook i gruppi a sostegno dei boss mafiosi.

Facebook è al centro di una nuova polemica, questa volta piuttosto seria. In passato il social network si era distinto per aver chiuso gruppi neonazisti, poi aveva bloccato l'account di un deputato italiano, mostrando come dedicasse più tempo a socializzare online che a fare il proprio lavoro.

Poi recentemente hanno censurato foto di allattamento, mostrandosi piuttosto bacchettoni, a dire poco. Lo scivolone odierno, però, è davvero imbarazzante, per non dire umiliante.

Nei fatti, su Facebook sono nati molti gruppi a sostegno di diversi boss mafiosi: ancora più incredibile, i padrini, compresi quelli in carcere, hanno moltissimi sostenitori, quasi tutti in Italia.

Qualcuno chiede addirittura la beatificazione di Bernardo Provenzano: all' appello "Santo subito" hanno già risposto in 152. Toto Riina, al quale dobbiamo la morte di Falcone e Borsellino, e una serie interminabile di delitti, può contare su diversi gruppi che lo sostengono. E si potrebbe continuare, con gli esempi.

 

Maria Falcone, a riguardo, non le manda a dire: "Sono indignata, purtroppo, il male esercita ancora fascino sui nostri giovani. Bisogna impegnarsi perché ciò non accada. Certi messaggi su Internet, certi film non aiutano".

Simile l'opinione di Giovanna Maggiani Chelli, dell'Associazione vittime di Via Georgofili.

I sostenitori sono spesso molto giovani, pronti ad insultare chi li contesta. Secondo le vittime questa situazione paradossale è il risultato di un mancato sostegno alle vittime, e ad una lotta alla mafia che, sul piano culturale, è del tutto latitante.

La notizia è stata battuta da Repubblica qualche giorno fa, e ripresa subito dal Times Online, e dal NYT (versione cartacea): la testata italiana fa  notare che, per fortuna, i sostenitori di Falcone e Borsellino sono molti di più, quasi 20000.

C'è da scommettere che ne parleranno in molti: al prossimo viaggio all'estero, sarà ancora più difficile affrontare l'imbarazzo.