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I robot cucinano e raccolgono cavoli, cosa sarà di noi?

Dagli USA giungono notizie dell'operatività di Flippy, il robot che cuoce gli hamburger, mentre in Cornovaglia si sperimenta un braccio robotico per raccogliere cavoli. Il lavoro umano è davvero a rischio? Di Flippy vi parlammo un anno fa, quando fu presentato dalla Miso Robotics, l'azienda che l'ha sviluppato. Come tutte queste soluzioni sembrava appartenere a […]

Dagli USA giungono notizie dell'operatività di Flippy, il robot che cuoce gli hamburger, mentre in Cornovaglia si sperimenta un braccio robotico per raccogliere cavoli. Il lavoro umano è davvero a rischio?

Di Flippy vi parlammo un anno fa, quando fu presentato dalla Miso Robotics, l'azienda che l'ha sviluppato. Come tutte queste soluzioni sembrava appartenere a un lontano quanto nebuloso futuro, ma a un solo anno di distanza Flippy è già in mezzo a noi, impiegato per cuocere fino a 150 hamburger l'ora in una grande catena degli Stati Uniti. Costa 60mila dollari, ma se pensate quanto personale ci vorrebbe per fare 150 hamburger in un'ora, con stipendi e contributi previdenziali annessi, è praticamente gratuito.

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L'altro braccio robotico invece si chiama GummiArm ed è in fase di sperimentazione in Cornovaglia, dopo essere stato sviluppato dall'Università di Plymouth allo scopo di sostituire la manovalanza umana nella raccolta dei cavoli. A quanto pare infatti ancora una volta la componente umana del lavoro può arrivare a costituire il 50% dei costi complessivi e dunque usare un braccio robotico rappresenta un'incredibile occasione per abbattere i costi e massimizzare gli utili.

Bracci robotici come questi inoltre hanno anche altri vantaggi, ad esempio non temono infortuni sul lavoro, molto diffusi invece nelle tavole calde, e svolgono il proprio compito al meglio, senza bruciare gli hamburger o sciupare i cavoli, innalzando drasticamente la resa.

Entrambi i bracci sono ovviamente dotati di sensori e telecamere, nel caso di Flippy anche di infrarossi per tenere sempre d'occhio la cottura degli hamburger, mentre il braccio robotico raccogli-cavoli è anche in grado di muoversi in modo più naturale e meno rigido.

Mentre Flippy è capace di usare due spatole appropriatamente tenendole sempre separate – una per gli hamburger crudi e una per quelli cotti così da evitare possibili problemi di contaminazione – l'altro è riconfigurabile e può quindi essere usato per raccogliere diversi tipi di verdure durante l'intero arco dell'anno. Gli sviluppatori credono che dovrebbe essere disponibile nel giro di 2, massimo 3 anni.

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In molti, noi compresi, sono però preoccupati per le sorti del lavoro umano. Avere più tempo libero per sé è sicuramente una bella prospettiva, ma in questo sistema produttivo senza stipendio non si va lontano e certamente non è semplice riciclarsi in ambiti lavorativi completamente distanti da quello di provenienza, riqualificandosi efficacemente.

Secondo gli sviluppatori della Miso Robotics in realtà Flippy ha ancora bisogno dell'assistenza umana per funzionare, perché va supervisionato e necessita di qualcuno che disponga per lui gli hamburger crudi sulla piastra. Inoltre, aumentando drasticamente i ritmi produttivi, il personale prima impegnato a cuocere gli hamburger potrebbe essere profittevolmente spostato in cucina a preparare i panini.

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Tuttavia la sensazione è che si tratti di un'eccezione che non può essere estesa a tutti gli ambiti. Forse gli scienziati non percepiscono adeguatamente il problema ma la sensazione è che gli scenari futuri dovranno essere valutati con molta più attenzione, soprattutto da economisti e politici, perché altrimenti se la situazione resterà quella attuale, nel giro di un decennio si perderanno decine di milioni di posti di lavoro in tutto il mondo senza che sia emersa un'adeguata contromisura. In questo caso si scriverebbe ottimizzazione della produttività, ma si leggerebbe incremento degli utili.