Tecnologia

Ibernazione umana, il mito della seconda possibilità

Con una drammatica sentenza un giudice inglese ha autorizzato l'ibernazione di una quattordicenne – portata a morte da un cancro – che lo ha chiesto con risolutezza. L'ibernazione è stata fatta subito dopo morte legale, e tutt'oggi in nessuna parte del mondo è ancora possibile farsi ibernare da vivi. Per ora.

IbernazioneDiamo qui uno sguardo non allo sviluppo tecnologico della materia, bensì alla progressione della sua rappresentazione al vasto pubblico. Questo diventerà infatti un business importante (già lo è in piccolo) e sarà vasta materia letteraria (già lo è in ristretto) e soprattutto diventerà un discrimine identitario: tra chi può permetterselo e chi no, tra chi è indifferente all'ipotesi e chi invece l'accarezza, tra chi la sdegna risolutamente e chi al contrario ne farà la bandiera di un'ontologia post-industriale (ma anche post-religiosa e post-democratica) come una specie di passione vegana per ricchi.

Quando uscì "Il dormiglione" di Woody Allen (The sleeper – 1973) tutti ridemmo, la Alcor era stata appena fondata in Arizona (1972) e nessuno la conosceva. Woody Allen – nel film Miles Monroe – viene congelato per sbaglio e viene ritrovato e scongelato, di nuovo per caso,  nel XXI secolo in un'America stravolta e dittatoriale, e ne segue una storia un po' comica e un po' moralista. Noi lo vedemmo e iscrivemmo il film tra le strepitose trovate di un idolo in formazione, che ci interessava molto di più, senza badare tanto al pretesto narrativo.

Intanto la Alcor cominciava a lavorare, ma era solo l'oggetto di articoli di colore, al confine tra informazione scientifica e speculazione fantascientifica, sui grandi settimanali italiani del tempo. Ibernazione? Mha, roba del duemila, si vedrà. Poi nel 2001 esce "Vanilla Sky" di Cameron Crowe, con un divo che guarda caso è anche un pezzo grosso di Scientology, un certo Tom Cruise. Vi viene rappresentata un teoria dell'identità come pozzo buio insondabile,  un'esaltazione degli aspetti più folk della vulgata psicoanalitica che a capo di una trama intricatissima pretende di portare lo spettatore a tifare per la Life Extension, una misteriosa corporation che, attraverso l'ibernazione prudentemente acquistata in tempo utile dal milionario David (Tom Cruise), gli permette di ricominciare la vita e gli offre la più classica "seconda possibilità".

Human Hibernation

All'uscita il film passò più o meno per un polpettone, ma i germi dell'interesse erano già ben diffusi anche in Europa, e il tema incontrò comunque una certa curiosità di pubblico, con maggior penetrazione benché a un livello molto più popular  rispetto al vecchio film di Woody Allen, che ovviamente giocava in filigrana su registri leggibili soltanto da un pubblico un po' colto.  Vanilla Sky è stato  presto dimenticato, e forse se lo meritava. Ma film e letteratura, da una parte, e realtà, dall'altra parte, si inseguono.

Nel mondo intanto gli ibernati sono infatti diventati forse cinquecento, tutti gelati in attesa (non si sa bene di cosa) quasi tutti "in mano" alle due società USA – Alcor e Cryonic – ma anche altrove, e naturalmente da ultimo in Russia: se c'è un mercato per miliardari la Russia d'oggi non se lo fa mancare. E su internet oggi si discute nei forum dei consumatori – p.es. in Quora –  su quale provider di servizi criogenici sia più affidabile, più economico e meglio convenzionato con le assicurazioni. Peccato che  i soli veri clienti non possano, al momento, riferire nulla della loro "esperienza di acquisto" perché sono ancora tutti congelati.

Ed ecco che arriva a metterci mano un mostro della letteratura americana: Don DeLillo scrive "Zero K" – è appena uscito in italiano, traduzione Federica Aceto/Einaudi – e il tema compie un altro salto in avanti, per complessità di creazione narrativa, e un altro salto in alto, per profondità dell'indagine morale. Il vero fenomeno è infatti questo: il tema sta crescendo, forse meno della ricerca scientifica applicata al problema ma certamente più di quanto sia stato indagato finora nel cinema, nella fantascienza, nella scrittura in senso lato. La disperazione sociale è in crescita e in tutti cresce l'aspirazione a una "seconda possibilità".

don delillo zero k

Per ora è ancora incerta e per pochi, ma è già molto meno incerta e molto meno impraticabile che agli esordi. Il vero fenomeno però non è ancora scientifico: è letterario, è la straordinaria trasformazione di un tema narrativo. E il merito dell'ultimo progresso è di Don DeLillo, che non solo lo disseziona oltre ogni sforzo fatto finora (e questo può interessare a pochi) ma lo prende a pretesto per una riconsiderazione generale sul cammino e i destini della America d'oggi. E dunque del mondo d'oggi.

Nel romanzo voce narrante in prima persona è il figlio, un po' fricchettone ma molto sensibile ai destini dell'Uomo, di un manager miliardario che ha messo su la Convergence, corporation americana-uzbeka ma sostanziamente cosmopolita, che fornisce il servizio criogenico. Ma fornisce ben altro, e qui c'è la vera antivisione di DeLillo: la Convergence crea, struttura e diffonde una nuova ontologia postmoderna. La frattura tra il mondo dell'un percento, al quale è ovviamente riservato l'accesso alla tecnologia, e il mondo del novantanove percento, che vive la vita di tutti i giorni, è trattata da un'angolazione assolutamente inedita.

La totale estraneità dei personaggi a qualunque scrupolo, a qualunque preoccupazione e anche soltanto a una vaga attenzione sociale,  che potrebbe decretare ai giorni nostri la morte di un testo letterario, proietta invece dinanzi agli occhi del lettore una rappresentazione del tutto nuova della vacuità della vita di un consumatore americano, miliardario quanto si voglia. La prospettiva criogenica viene in definitiva additata per ciò che sta già diventando: la risposta ultraindividuale alla devastazione ambientale e bellica prodotta dal liberismo estremo, che la Convergence accetta ovviamente in pieno offrendo, a chi può permettersela, la sua soluzione  ipertecnologica.

Accompagnarla con una ideologia, l'ideologia della seconda possibilità, che DeLillo inventa e descrive magistralmente, è obbligatorio, considerato il sostanziale salto-nel-buio che l'ibernazione propone. Don DeLillo, infine, è onesto con il lettore, perché all'ultima pagina si schiera inequivocabilmente – non possiamo svelare se pro o contro – e si merita così la lettura.

Zero K Zero K