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Il bug di Facebook scuote Garante e Parlamento

Interrogazione parlamentare sul bug di Facebook e coinvolgimento del Garante della Privacy.

Il bug di Facebook che ha messo a nudo i dati di 6 milioni di utenti preoccupa sia il Garante della Privacy che il parlamento italiano. La settimana scorsa i tecnici del più noto social network del mondo hanno ammesso che i dati usati per suggerire nuovi amici sono stati "accidentalmente archiviati tra le informazioni di contatto relative all'account". In questo modo scaricando il proprio profilo con l'apposita funzione (DYI, Download Your Information) molti si sono ritrovati dettagli inaspettati di amici, amici di amici e sconosciuti.

"Sono stati condivisi e-mail e telefono di circa sei milioni di utenti Facebook. C'erano altri indirizzi mail nei dati scaricabili, ma non erano collegati a persone iscritte a Facebook né a nomi precisi", ha spiegato Facebook.

E così il Garante si è visto costretto a intimare alla società californiana di fornire entro il 20 luglio tutti i chiarimenti sulle modalità di trattamento dei dati personali degli utenti dei servizi offerti. Nello specifico ha chiesto "una stima del numero totale di utenti italiani, di Facebook e non, interessati dalla indesiderata comunicazione dei dati a causa del bug". Senza contare la durata dell'evento, i rimedi e le misure adottate per risolvere e prevenire il problema.

Infine "se gli utenti siano informati che i contatti della propria rubrica possono essere  acquisiti e trattati da Facebook, o che lo siano i propri dati, se presenti nella rubrica di un altro utente, e se il bug e il trattamento dei dati abbia interessato anche non utenti di Facebook, e se questi siano informati della possibilità che i propri dati possono essere acquisiti e trattati da Facebook, se presenti nella rubrica di un altro utente". Non meno importante se venga garantito il diritto di opposizione al trattamento dei dati.

Ops

Come se non bastasse il deputato Pdl Maurizio Bianconi, che è stato coinvolto direttamente dalla vicenda, ha deciso di presentare un'interrogazione parlamentare al ministro dell'Interno. Non sono bastate le scuse ufficiali di Facebook.

"La privacy di oltre 13 milioni di italiani è a rischio. Ci troviamo di fronte a una violazione palese e continua non solo degli articoli 14, 15, e 21 della Costituzione, ossia rispettivamente quelli riguardanti il domicilio, la libertà e la segretezza della corrispondenza e la libertà di pensiero, ma soprattutto dell’art. 2 della Costituzione che riguarda i diritti inviolabili dell’uomo", si legge nell'interrogazione di Bianconi.

"Il problema non è limitato a disguidi e limiti propri della rete ma riguarda in particolare proprio Facebook, che risulta essere particolarmente carente di misure di sicurezza interna […] è necessario che il ministero dell’Interno predisponga al più presto una verifica e gli opportuni controlli in merito, per non mettere a rischio la sicurezza di milioni di italiani".