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Sicurezza

Il Dark Web è sopravvalutato: pochi siti e poco frequentati rispetto a quelli in chiaro

Dai dati raccolti da due ricercatori di Recorded Future la metafora del Dark Web come la aprte sommersa di un iceberg è fuorviante. I siti di questo tipo sono pochi rispetto a quelli pubblici e molti di essi sono ormai anche offline.

Il Dark Web? L’immagine che ne abbiamo tutti è di un luogo immenso e misterioso, popolato da hacker, truffatori e delinquenti di ogni tipo, tuttavia questo ritratto potrebbe corrispondere solo parzialmente alla realtà. Due ricercatori della società di sicurezza Recorded Future infatti hanno pubblicato un interessante report che smonta più che altro la retorica accumulatasi attorno a questo fenomeno, in particolare per quanto riguarda le dimensioni.

Abbiamo infatti sempre utilizzato la metafora dell’iceberg per descriverlo e, come sappiamo, la parte più grande di un iceberg è quella sommersa e non quella visibile. I dati raccolti però da Juan Sanchez and Garth Griffin dimostrano esattamente il contrario. I siti attivi infatti rappresenterebbero appena meno dello 0.005% del numero dei siti parte del Web “noto”. Inoltre, dei 55mila siti del Dark Web che i due ricercatori sono riusciti a rintracciare infatti solo il 15%, pari a 8400 siti, erano effettivamente attivi. Un’inezia rispetto a quella che dovrebbe essere “la cima dell’iceberg”.

Questi siti inoltre molto spesso sono disorganizzati e inaffidabili e dediti prevalentemente a truffe di tipo “typosquatting” che mirano a truffare chi li raggiunge attraverso errori di battitura, ad esempio registrando domini come aple.com o apple.co.

Il fraintendimento nasce probabilmente proprio dalla natura “misteriosa” del dark web agli occhi dei normali utenti del cosiddetto “clear web”, che immaginano dunque quasi l’esistenza di un Web parallelo a quello conosciuto, ma oscuro e molto più grande. In realtà invece i siti che prevedono inviti e uso di software specifici per l’accesso, come ad esempio TOR, non solo sono numericamente pochi, ma anche poco frequentati.

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Prendendo ad esempio in considerazione il numero di link in entrata per i siti “in chiaro” – ossia i collegamenti presenti su siti o directory esterne che, se cliccati, portano direttamente l’utente ad una determinata sezione del sito in questione – si noterà che essi sono nell’ordine dei milioni, mentre alcuni dei siti del Dark Web di maggior richiamo non raggiungono quota 4000 link in entrata.

In realtà poi persino l’idea che sul dark web si svolgano esclusivamente attività di tipo illegale è in parte fuorviante. Non tutti i siti presenti sul dark web e basati sull’utilizzo di inviti e software specifici in effetti ospita unicamente attività di questo tipo. Tali misure ad esempio sono necessarie per la libertà di espressione di dissidenti politici all’interno di Stati autoritari e per lo stesso motivo anche alcuni siti “in chiaro” assai famosi, come il New York Times o Facebook, effettuano il mirroring di molti loro contenuti su siti raggiungibili solo tramite Tor.