Spazio e Scienze

Il Golden Record delle Voyager: umani strani e ignoranti

Siamo sicuri che i due Golden Record caricati a bordo delle sonde Voyager della NASA illustrino una buona presentazione della nostra civiltà agli alieni che dovessero trovarli? A porsi la domanda sono state Rebecca Orchard e Sheri Wells-Jensen della Bowling Green State University in Ohio, e la risposta che hanno dato è per certi versi inquietante.

Per capire di che cosa stiamo parlando, ricordiamo che nel 1977 la NASA lanciò nello Spazio le due sonde gemelle Voyager 1 e 2, ciascuna con a bordo una copia del Voyager Golden Record, una sorta di "capsula del tempo" che contiene immagini, musiche, suoni della natura e altro. A selezionare i contenuti fu una commissione guidata dal grande Carl Sagan, amato divulgatore scientifico, grande astronomo, pioniere nel campo della ricerca di vita aliena (fu tra i fondatori del Progetto SETI), e autore di uno dei libri migliori che siano mai stati scritti sul cosmo (Cosmos, purtroppo al momento disponibile solo in versione inglese).

voyager1 64d808d798b5c151a7989ead3e5f15a07
Voyager 1

Nelle intenzioni questo disco dovrebbe raccontare la storia della Terra e delle nostre civiltà alle forme di vita extraterrestri. Non sappiamo se mai il manufatto in questione finirà in mano aliena; finora per quanto ne sappiamo non è accaduto, e la Voyager 2 si trova a 17,5 miliardi di Km dalla Terra, mentre la Voyager 1 ha già varcato lo spazio interstellare.

La questione, sollevata da una notizia che sta facendo il giro del web, non è se e quando gli alieni troveranno il disco, ma se la selezione dei contenuti sia azzeccata. A dubitarne sono Rebecca Orchard e Sheri Wells-Jensen della Bowling Green State University in Ohio, secondo le quali le 117 immagini del disco, i suoni delle balene megattere, i saluti in 54 lingue, il "saggio sonoro" e gli altri contenuti sono umano-centrici.

untitled 42032f0a9fb594e071541a34c46b76354

"Il Golden Record è un bellissimo artefatto e una rappresentazione di come gli umani vogliono vedere sé stessi, ma è pensato per essere recepito e interpretato da chi ha le stesse capacità sensoriali dell'uomo medio" ha spiegato la dottoressa Orchard, che aggiunge: "se venisse ascoltato da forme di vita a cui manca uno dei nostri sensi, o che ne ha uno aggiuntivo diverso e a noi sconosciuto, il Golden Record potrebbe trasmettere un messaggio confuso".

Insomma, abbiamo cercato di presentarci come esseri pacifici e intelligenti, potremmo essere visti come una specie che ama discutere senza senso con un linguaggio destrutturato e aggressivo (siamo sicuri che in realtà non sia così?). Lo si deduce dal fatto che abbiamo registrato una raffica di saluti che "si susseguono in un modo che potrebbe essere interpretato come una discussione", in un linguaggio che non ha "alcuna congruenza grammaticale".

Non solo: il disco in rame placcato oro ha incisi l'audio su un lato e le immagini sull'altro. Se gli alieni non conoscessero l'uso del grammofono o del giradischi come lo conosciamo noi, potrebbero cercare di abbinare i suoni agli oggetti, e pensare che ci piaccia guardare un bel fiore che emette il rumore di una motosega.

3729

La riflessione più sconcertante riguarda la musica caricata sul Golden Record, che passa da Bach a Stravinskij, alle musiche tradizionali di Giava, per arrivare alla musica popolare bulgara: "Ovviamente non possiamo sapere come verranno interpretate le transizioni da un brano all'altro, ma mettiamoci nei panni di un essere completamente estraneo agli umani: se dovesse cercare in queste sequenze una coerenza logica si troverebbe di fronte a un enigma […]" argomenta giustamente Orchard.

La morale è che, non sapendo quali esseri ascolteranno i nostri messaggi, è impossibile "controllare l'impressione che daremo di noi". Però – sempre che ragionino come noi – il solo fatto che ci siamo applicati per far conoscere qualcosa di noi dovrebbe essere indicativo della nostra umanità, secondo Orchard. Speriamo!


Tom's Consiglia

Se il lungo viaggio delle sonde Voyager vi appassiona e volete conoscerne tutti i dettagli, leggete L'era dei viaggi interstellari. I quarant'anni del programma Voyager