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Il Governo sfida la legge anti-Uber del Piemonte: sfavorisce la concorrenza

Il Consiglio dei Ministri ha deciso di impugnare la legge anti-Uber approvata recentemente dalla Regione Piemonte. In "Misure urgenti per il contrasto dell'abusivismo. Modifiche alla legge regionale 23 febbraio 1995, n. 24 (Legge generale sui servizi di trasporto pubblico non di linea su strada)" si rileverebbero profili di incostituzionalità in relazione alla libera concorrenza.

In pratica quella che nasce come norma contro l'abusivismo nei servizi di trasporto pubblico – nello specifico le criticità operative sollevate dall'attività di Uber – sarebbe "in contrasto con i principi nazionali e comunitari in materia di concorrenza".

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Ne parla oggi l'esperto di tematiche del lavoro Davide Ricca (PD) su Huffington Post, bacchettando la sua stessa compagine politica. Tanti gli errori dietro questa mossa, a suo parere. Uno chiave è quello di contrastare nei fatti la sharing economy che sulla carta dovrebbe essere leva di sviluppo.

In secondo luogo si disattende la promessa di favorire "chi produce, chi rischia e chi investe", schierandosi poi con chi è in posizione di rendita.

"Votare una norma che, fin da subito, era legata a forti dubbi per il suo rischio di incostituzionalità, è stato quanto meno inopportuno, in una situazione traballante come quella di inizio luglio per la Regione Piemonte (eravamo prima del pronunciamento del Tar e delle richieste di rinvio a giudizio della procura per il caso firme sospette)", scrive Ricca. "Insomma prima che giurisprudenziale il tema è politico".

Il parere dell'esperto è che sia giusto avere una normativa al passo con i tempi "distinguendo però chiaramente ciò che è trasporto pubblico da ciò che è trasporto (e rapporto) tra privati, come Uber Pop et similia". Giusto anche dare una risposta ai taxisti che desiderano garanzie per la loro attività – avendo investito sulle licenze – e per i clienti.