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Spazio e Scienze

Il nostro posto nell’Universo: siamo davvero un caso unico?

Un libro attuale, misurato e rigorosamente scientifico che aiuta a muoversi nel complesso panorama della ricerca della vita extraterrestre, e soprattutto che cerca di rispondere alle domande ancora aperte sul tema.

Negli ultimi anni, complice l'analisi dei dati dei telescopi spaziali, si sono succedute diverse conferenze stampa della NASA che hanno riscosso grande successo fra il pubblico e gli addetti ai lavori. Parlo degli annunci di nuovi esopianeti, come per esempio il sistema Trappist-1 che tutti ben ricorderanno. Ogni volta eventi di questo tipo riaccendono il dibattito sui parametri per stabilire l'abitabilità di un esopianeta, sulla presunta unicità della Terra, o per contro sul fatto che in realtà il nostro Pianeta non abbia nulla di speciale.

Come noto queste due posizioni opposte vanno sotto al nome di principio antropico e copernicano, secondo cui la nostra esistenza sarebbe un caso unico o comunque rarissimo, oppure qualcosa di ordinario. Un dibattito che affascina, in primis perché una risposta scientifica che chiarisca chi abbia ragione e chi torto non c'è ancora.

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A cercare di chiarire le cose ci ha pensato Caleb Scharf, un autore che ammiro e che ha scritto un altro capolavoro della saggistica recensito in questa rubrica: I motori della gravità. L'altra faccia dei buchi neri. Proprio per la sua capacità di scrivere testi piacevoli, scorrevoli e rigorosi dal punto di vista scientifico ho scelto la sua "versione dei fatti": Il complesso di Copernico. Il nostro posto nell'universo. Inoltre ricordo che Scharf è direttore del Columbia Astrobiology Center, quindi è uno dei maggiori esponenti mondiali della ricerca di altre forme di vita nel Cosmo.

Quello che mi aspettavo è esattamente quello che ho trovato, e che consiglio a tutti di apprendere: un approccio scientifico al dilemma millenario che si snoda a partire dall'astrobiologia, ossia la Scienza che studia le potenziali forme di vita extraterrestri.

Il primo motivo per il quale questo libro merita di essere letto è che è piacevole e accessibile anche (e soprattutto) e chi non ha competenze in materia. Il secondo è che è molto equilibrato: spiega le due posizioni di partenza in maniera scientifica – che è differente dal "sentito dire" – e si premura di esporre le ragioni a supporto di entrambe le posizioni.

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Chiarito il punto di partenza (e già questo basterebbe per smorzare la metà dei dibattiti da osteria che imperversano in rete) si entra nel vivo. Personalmente ho trovato questa seconda parte la più interessante, perché arriva al nocciolo della questione: cos'è stato fatto fino adesso. L'autore si arma di pazienza e con perizia di dettagli spiega i passi avanti che si sono compiuti negli ultimi anni.

Non tanto in relazione al metodo di ricerca, ma su quello che di fatto si è trovato: orbite, stelle, temperature, condizioni. Un insieme di elementi che spiazza, perché da una parte abbiamo un numero troppo basso di elementi per ragionare su base statistica, dall'altra perché tendiamo a cercare la vita come la ìconosciamo noi, rischiando di non riconoscere forme di vita che invece ci sono, ma sono profondamente diverse dalla nostra.

Scharf non toglie ogni speranza di scoprire come stanno le cose, anzi, sostiene che oggi più che mai siamo vicini a una possibile risposta al paradosso di Fermi, che è un quesito tutt'altro che filosofico, affrontato con un percorso scientifico avvincente e interessante in cui si passa dall'infinitamente piccolo all'infinitamente grande con scioltezza e con rigore. Consigliatissimo.

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Tom's Consiglia

Se volete leggere un altro interessante libro sulla ricerca contemporanea della vita extraterrestre consigliamo Dove sono tutti quanti? Un viaggio tra stelle e pianeti alla ricerca della vita dello scienziato italiano Amedeo Balbi.