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Il portavoce di Panasonic annuncia il blocco di Huawei, poi l’azienda nega

Il portavoce di Panasonic ieri ha detto ad AFP che l'azienda avrebbe sospeso i contratti con Huawei poi l'azienda su un sito cinese ha negato.

Cortocircuito nella comunicazione di Panasonic: ieri a distanza di poche ore prima il portavoce ha confermato la sospensione delle forniture a Huawei, poi su Weibo in Cina ha assicurato che nulla è cambiato.

“Abbiamo sospeso tutte le transazioni commerciali con Huawei e le sue 68 società del gruppo… che sono soggette al divieto del governo statunitense”, aveva dichiarato ieri il portavoce di Panasonic Joe Flynn ad Agence France-Press (AFP). “Ieri è stata emessa una direttiva interna per applicare pienamente questa regola”. Si parlava di “componentistica elettronica” che come prevede l’ordine esecutivo di Trump – sospeso per 90 giorni in alcuni aspetti – sarà soggetta a ferrea regolamentazione nel caso preveda tecnologie di provenienza statunitense (almeno il 25%).

Dopo che tutti i media internazionali hanno rilanciato la notizia Panasonic ha diffuso una nota ufficiale su Weibo per negare le affermazioni di Flynn, sottolineando che Huawei rimane un “partner importante”.

Ken Hu è un rotating chairman di Huawei, cioè uno dei presidenti che cambia periodicamente al vertice dell'azienda cinese per portare prospettive sempre diverse nel modo di vedere il mercato.

Non è chiaro cosa sia successo, ma resta il fatto che è un momento caldissimo per le sorti di Huawei. Ieri gli operatori Vodafone UK ed EE (British Telecom) hanno congelato le prenotazioni dei nuovi smartphone Huawei Mate 20X 5G. Lo stesso si apprestano a fare gli operatori giapponesi NTT Docomo, KDDI e SoftBank Corp. E anche ARM sempre ieri ha sospeso tutti i contratti, mentre TSMC e Infineon hanno dichiarato che proseguiranno le relazioni commerciali.