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“Il Presidente è scomparso” ma l’America può salvarsi

Cosa succederebbe se gli Stati Uniti d'America fossero esposti ad un attacco di terrorismo cibernetico senza precedenti, tale da mettere in ginocchio l'intero Paese? E se, allo stesso tempo, il presidente sparisse dalla Casa Bianca senza lasciare tracce? Tranquilli, è solo un thriller ma non il solito thriller. Già, perché "Il Presidente è scomparso" è stato scritto a quattro mani dall'ex presidente USA Bill Clinton e da uno degli autori americani più prolifici del genere, James Patterson. È un libro adatto all'estate, godibile e senza pretese eccessive, da leggere sotto l'ombrellone. Molta azione, adrenalina e suspence e anche qualche spunto di riflessione sui paradossi dell'alto tasso di tecnologia che caratterizza il nostro tempo, tra eccessi e fragilità.

Il Presidente è scomparso

Così la lettura de "Il Presidente è scomparso", edito in Italia da Longanesi, può accontentare il nerd e il tecno-scettico, il complottista e il difensore dei diritti umani. E poi si coglie, soprattutto nel finale, il tocco di Bill Clinton, che nella Casa Bianca ha vissuto e operato come 42° presidente degli Stati Uniti dal 1993 al 2001. A lui si deve evidentemente il realismo nella descrizione dei luoghi e dei ruoli dei vari componenti dello staff presidenziale, delle procedure adottate nell'emergenza.

"Uno dei paradossi dell'epoca moderna è che il progresso può renderci più potenti, ma anche più vulnerabili. Voi credete di essere all'apice del vostro potere, credete di essere in grado di fare cose senza precedenti. Ma io vi vedo all'apice della vostra vulnerabilità. E la ragione di tutto ciò è la dipendenza. La nostra società è diventata completamente dipendente dalla tecnologia".

Certo, la fiction prevale, ma c'è da considerare che i ciberattacchi alle infrastrutture pubbliche – sia pur isolati – non sono soltanto frutto della fantasia dei romanzieri. Ve lo abbiamo raccontato giorni fa a proposito del ransomware che ha costretto i funzionari di alcune città americane a rispolverare le macchine per scrivere.

James Patterson e Bill Clinton
James Patterson e Bill Clinton

Il protagonista del romanzo è il presidente democratico Jonathan Lincoln Duncan, che si è fatto le ossa come Ranger durante la guerra in Iraq. È stato catturato e torturato ma non ha mai tradito i suoi uomini. È un duro che non ha perso la tenerezza e per questo le sue riforme sociali e le sue aperture in politica estera sono osteggiate dagli avversari. Che usano ogni mezzo, dagli intrighi alle campagne di disinformazione sui giornali prezzolati e sui social network. E quasi ci riescono, perché Duncan sta per essere sottoposto a impeachment per alto tradimento, a causa del sanguinoso epilogo di un'operazione dei reparti speciali.

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E qui la trama si infittisce, con una congiura ordita da potenze straniere, figli della Jihad, traditori, sicari professionisti, hacker buoni e cattivi, sofisticati malware che si insinuano nei gangli vitali delle telecomunicazioni e mettono alla prova le capacità degli informatici dei servizi di sicurezza, droni che lanciano Hellfire. Il racconto è fluido, talvolta ai limiti della credibilità ma sempre coinvolgente. I lettori più ferrati in tema di sicurezza informatica sicuramente saranno in grado di cogliere le debolezze, ma si tratta comunque di un romanzo, sia pur scritto con la consulenza Richard Clarke, consigliere per la sicurezza e la lotta al terrorismo di ben quattro presidenti USA.

Dicevamo del tocco di Bill Clinton. Si coglie nella solenne dichiarazione davanti al Congresso riunito e ci proietta dalla fiction all'America trumpiana della realtà:

"La nostra democrazia non può sopravvivere se non si oppone a questo clima di tribalismo, di estremismo e di furioso risentimento. Oggi, in America, è sempre noi contro loro. La politica è diventata poco più che uno sport violento. Di conseguenza, la nostra determinazione nel pensare sempre il peggio di chiunque non appartenga alla nostra cerchia è in aumento, mentre va scomparendo la nostra capacità di risolvere i problemi e approfittare delle opportunità. Dobbiamo fare meglio di così. Ci sono differenze tra noi, e c'è bisogno di discussioni vivaci e sincere. Un sano scetticismo è positivo, perché ci salva dalla troppa ingenuità e dall'eccessivo cinismo. Ma è impossibile salvaguardare la democrazia se manca la fiducia".


Tom's Consiglia

Se vi piacciono i thriller conditi di suspence e algoritmi, è sempre molto attuale il romanzo "L'indice della paura" di Robert Harris.