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Spazio e Scienze

Il rover Curiosity rileva livelli insolitamente elevati di metano su Marte

Curiosity ha misurato la più alta concentrazione di metano nell'aria da quand'è su Marte. Un dato interessante, ma che non è sufficiente a dimostrare la presenza di vita sul Pianeta Rosso.

Il rover Curiosity della NASA ha misurato la più grande quantità di metano mai rilevata tramite il suo spettrometro laser, con un picco di metano di 21 parti per miliardo in volume (ppbv). La misurazione è stata fatta nel Gale Crater, la regione che il rover sta esplorando da quando è atterrato nel 2012.

Non è la prima volta che Curiosity rileva la presenza di metano: nel 2013 le analisi dell’aria effettuate con lo strumento SAM (Sample Analysis at Mars) avevano rilevato in quattro casi, in 20 mesi, una concentrazione del metano di circa 7 parti per miliardo. Rilevazione confermata quest’anno dalla sonda Mars Express dell’agenzia spaziale europea: su Marte ci sono emissioni di gas metano nei pressi del cratere Gale. Le rilevazioni di Mars Express parlavano di 15 parti di metano per miliardo di metri cubi di atmosfera (PPB). Per raffronto, sulla Terra siamo passati dai 700 PPB tra gli anni 1000 e 1750, a circa 1750 PPB misurati all’inizio del nuovo millennio.

Crediti: NASA

Anche a questo giro la rilevazione è stata effettuata tramite lo spettrometro laser SAM: non è possibile fare di più perché Curiosity non dispone di strumenti che possano aiutare a stabilire in maniera definitiva quale sia la fonte del metano, anche solo se questa sia effettivamente all’interno del Gale Crater o altrove sul Pianeta Rosso.

Il dato resta comunque interessante, nell’ottica del fatto che sulla Terra la vita microbica è un’importante fonte di metano, quindi le rilevazioni multiple ottenute finora potrebbero essere un indizio in tal senso. È tuttavia da tenere presente che il metano può anche essere creato anche mediante interazioni tra rocce e acqua. Ecco perché il principale investigatore di SAM, Paul Mahaffy del Goddard Spaceflight Center, sottolinea come “le nostre misurazioni attuali non consentono di sapere se la fonte di metano sia biologia o geologia, antica o moderna”.

Crediti: ESA

Mettendo insieme tutte le misurazioni fatte finora, sembra che i livelli di metano abbiano una stagionalità, con anche improvvisi picchi, ma i ricercatori sanno ancora troppo poco per stabilire la durata e l’origine di questi valori. Il team di SAM ha organizzato un esperimento per raccogliere maggiori informazioni su quello che potrebbe essere un picco transitorio. Qualunque cosa scoprano, anche se fosse un’assenza di metano, aggiungerà dati a quello che già si sa.

Crediti: ESA

Di certo per trarre conclusioni occorre tempo, sia per effettuare il numero maggiore di rilevazioni possibili, sia per collaborare con altri gruppi scientifici, compresi quelli del Trace Gas Orbiter dell’Agenzia Spaziale europea, che ha operato nella sua orbita scientifica per poco più di un anno senza rilevare tracce di metano. Combinare le osservazioni dalla superficie e dall’orbita potrebbe aiutare gli scienziati a localizzare le fonti del gas sul pianeta e a capirne la durata.

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