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Il TAR boccia la numerazione dei canali TV digitali

Il TAR del Lazio ha sonoramente bocciato la delibera AGCOM sulla numerazione dei canali televisivi (LCN – logical channel number)del digitale terrestre. Il ricorso delle emittenti locali è stato accolto e di fatto riconosciuta l’arbitrarietà del Garante. Inaccettabile quindi che ai canali generalisti nazionali venissero concessi i canali dall’1 al 9, e poi dal numero 20 del primo arco di numerazione.

L’AGCOM ha reagito prontamente con un contro-ricorso di urgenza al Consiglio di Stato che dovrebbe almeno consentire di ottenere una sospensiva della decisione del TAR. Il rischio, secondo il Garante, è che il processo di digitalizzazione nazionale possa subire uno stop improvviso.

Il potere è in un telecomando

“La delibera era ingiusta e bene ha fatto il Tar Lazio ad accogliere il nostro ricorso. Prendere come parametro le graduatorie Corecom (già bocciate anche dall’Antitrust) è stata una sciagurata decisione“, si legge nella nota del Comitato Radio Tv Locali.

“È ovvio che decidere che il riferimento siano graduatorie che premiano sostanzialmente chi ha più dipendenti e giornalisti, non c’entra per nulla con le abitudini e preferenze degli utenti, unico criterio sancito nel Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi per regolamentare la numerazione del telecomando. In tutti i modi glielo abbiamo ribadito, ma l’Autorità garante delle comunicazioni, non ha sentito ragioni, affermando che era l’unico parametro certo a cui si poteva far riferimento. Guarda caso, però, la delibera andava ad agevolare solo 10 tv locali per regione, relegando le rimanenti addirittura a oltre la numerazione 70 del telecomando”.

Le TV locali sono sul piede di guerra: non solo parlano di esproprio delle frequenze ma anche di un conflitto di interessi palese. “Finché i vertici dell’AGCOM continueranno ad essere nominati dall’esecutivo, non potrà dichiararsi autorità indipendente; e sinché il presidente dell’esecutivo è proprietario del primo player privato nelle comunicazioni di massa, é lecito porsi dei dubbi sull’imparzialità‘ di certe delibere che sembrano sempre agevolare i soliti noti”, continua la nota del Comitato.