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Il Web compie 30 anni, per Tim Berners-Lee è ora che diventi adulto

Come vi abbiamo raccontato la scorsa settimana, il World Wide Web ha compiuto 30 anni e, com’era prevedibile il suo inventore Tim Berners-Lee ha detto la sua sulla situazione attuale, attraverso una lettera aperta, in cui sostanzialmente si augura che Internet giunga finalmente alla maturità e diventi davvero lo strumento al servizio dell’umanità che in molti abbiamo sognato ma che al momento non è davvero.

Il pensiero di Berners-Lee, per altro noto ormai da anni è chiaro: ci sono diverse situazioni in atto che impediscono alla rete di svilupparsi nella direzione intrapresa inizialmente. L’indice è puntato soprattutto verso la gestione “economica” dei servizi, indirizzata soprattutto a ricavare utili, spesso utilizzando in maniera impropria i nostri dati sensibili, ma anche verso un eccessivo spezzettamento giuridico, con regole differenti in Europa, Stati Uniti e Cina, che non fanno che ostacolarne ulteriormente uno sviluppo armonico ed omogeneo.

Per questo Berners-Lee si augura una forte determinazione da parte dei governi mondiali nel collaborare allo sviluppo di una visione globale di ciò che il Web dovrebbe essere e al tempo stesso si augura una maturazione anche da parte degli utenti, spesso troppo proni a scambiare servizi con la propria privacy e sicurezza.

Se il pensiero di Berners-Lee è noto da tempo, anche le obiezioni lo sono. Si potrebbe affermare ad esempio che la sua è una posizione fortemente ottimistica ma anche troppo idealizzata. Berners-Lee non prende ad esempio in considerazione le tante componenti economiche e culturali, sociologiche, che rendono difficile immaginare che davvero quello che lui si augura possa avverarsi, nei tempi e nei modi che lui immagina. Il Web non è un’entità astratta ma uno strumento calato in un mondo concreto, di cui è parte integrante e manifestazione e se il mondo attuale funziona in una certa maniera è fortemente improbabile che il Web possa funzionare nella maniera opposta.

Neutralità della rete, inclusività, responsabilità, sono tutti concetti alti, bellissimi e condivisibili, ma il mondo attuale gira piuttosto attorno al profitto e noi come utenti abbiamo abdicato da tempo al ruolo di gestori attivi della direzione di sviluppo della rete, scambiando volentieri, per pigrizia e tornaconto, servizi con libertà e diritti. Ora tornare indietro è assai difficile e certo l’espressione di visioni utopiche non è di grande aiuto. Molto di più fanno invece quelle associazioni ma anche quei legislatori come ad esempio quelli della comunità europea con i loro piccoli ma costanti interventi a correggere o raddrizzare questo o quell’aspetto.