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In Malesia distrutte migliaia di macchine per il mining

Il quotidiano della regione malesiano del Sarawak, il Sarawak Dayak Daily, ha pubblicato il video della distruzione di più di mille PC specializzati per il mining di Bitcoin. Il valore degli hardware distrutti è di circa 5,3 milioni di ringgit malesiani, cioè circa 10 milioni di euro. Le macchine erano state sequestrate dalla polizia del distretto di Miri nel corso di quest’anno.

Come nel caso della FUT-farm ucraina, inizialmente segnalata dalle ffoo locali come una mining farm illegale, il sequestro è avvenuto a seguito del rilievo di un furto di energia elettrica. L’energia è stata sottratta alla Sarawak Energy, principale compagnia della regione malesiana del settore, per un valore complessivo di cca 2 milioni di dollari. La Sarawak Energy ha attribuito ai gestori della mining farm sequestrata anche l’incendio di svariate abitazioni, sebbene gli eventi non appaiano direttamente correlati.

Il mining di bitcoin in Malesia non è illegale, ma sono in vigore severe leggi sull’uso dell’energia – tanto da prevedere il carcere per chi manomette le linee elettriche e/o ruba energia. Tuttavia non è chiara la scelta di distruggere le macchine, piuttosto che rivenderle per risarcire la società derubata. Secondo alcune stime il valore di mercato attuale delle macchine distrutte dovrebbe attestarsi intorno al milione di dollari.

È probabile che l’intento delle ffoo malesiane sia di carattere repressivo oppure volto a deplorare l’eventualità che altri minino Bitcoin illegalmente. La Malesia è solo l’ultimo dei paesi “terzomondisti” a porre particolare attenzione verso le criptovalute e i Bitcoin, assieme a Nigeria ed El Salvador.

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