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Indirizzi IPv4 non più disponibili in Europa, ora l’adozione di IPv6 sarà più veloce?

Il RIPE Network Coordination Center, l’organizzazione no-profit responsabile dell’allocazione e della registrazione di indirizzi IP in 76 Paesi tra Europa, Medio Oriente e alcune zone dell’Asia centrale, ha annunciato ufficialmente di aver assegnato l’ultimo blocco rimanente dei suoi ‎‎indirizzi IPv4‎‎. RIPE riallocherà comunque tutti gli indirizzi IPv4 eventualmente recuperati, tramite una lista di attesa. Tuttavia si parla solo di poche centinaia di migliaia di indirizzi IP all’anno, un numero dunque assai lontano dai diversi milioni di indirizzi attualmente richiesti dalla rete ogni anno.

È evidente quindi che ora provider e sviluppatori dovranno rivolgersi al più recente standard IPv6, appositamente sviluppato e reso disponibile dall’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) già da diversi anni, ma fino ad oggi poco utilizzato.

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In realtà che la vecchia versione dell’Internet Protocol IPv4 fosse destinata a esaurire gli indirizzi univoci è questione risaputa da tantissimo tempo, non solo nell’ambito più strettamente tecnico, ma anche nei media, soprattutto quelli di lingua anglosassone, che già da anni hanno coniato e utilizzato termini come IPcalypse e ARPAgeddon‎ per indicare l’imminente esaurimento degli indirizzi disponibili.

Un indirizzo IPv4, infatti, utilizza 32 bit e può quindi identificare un massimo di 2³² indirizzi distinti, un numero elevatissimo ma che è diventato via via insufficiente man mano che Internet si è diffusa più capillarmente, facendo crescere esponenzialmente il numero di dispositivi connessi. Per questo già alla fine degli anni ’90 fu sviluppata la nuova versione 6 dell’Internet Protocol, IPv6 appunto, che ha iniziato ad affiancare IPv4 sin dal 2012, ma senza grande successo. Il nuovo protocollo è a 128 bit e può quindi identificare ben 2128 indirizzi univoci, un numero esponenzialmente maggiore rispetto a IPv4.

Fino ad ora i provider hanno dovuto utilizzare workaround complessi per soddisfare le richieste dei clienti senza adottare il nuovo standard, ma ora queste pratiche rischiano di diventare molto costose e insostenibili, limitando in maniera immotivata la crescita del Web. L’annuncio di oggi dunque dovrebbe facilitare finalmente il passaggio a IPv6.