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Intervista a Lucio Lamberti

Pagina 7: Intervista a Lucio Lamberti

Intervista a Lucio Lamberti

Per capirne qualcosa di più, abbiamo posto qualche domanda al professor Lucio Lamberti, docente di Marketing al Politecnico di Milano.

TH: Quali sarebbero pregi e difetti se si diffondesse una moneta digitale non regolata da uno stato o un altro ente centrale?

Lucio Lamberti: Il denaro è una merce come le altre: se c'è un'offerta di moneta superiore alla domanda, la moneta si svaluta e parte l'inflazione; se invece c'è scarsità di moneta, la valuta si apprezza e a parità di valore nominale dovrebbe crescere il suo potere d'acquisto. Le banche centrali regolano l'emissione di moneta e i tassi di interesse per favorire, a seconda del periodo, la circolazione di denaro, i consumi e gli investimenti.

L'esistenza di una banca centrale monopolista emettitrice di denaro è fondamentalmente una regola standard delle moderne economie di mercato. Al di là della polemica sul tema del signoraggio, la presenza di un ente centrale di emissione è fondamentale per avere una politica monetaria e quindi per "lubrificare" adeguatamente gli ingranaggi della macchina economica sia in fase di espansione che di contrazione – giova ricordare che la Banca d'Italia fu istituita a fronte dello scandalo della Banca Romana di fine Ottocento, ovvero di una banca con potere di emissione di valuta che, per coprire i propri debiti, emetteva moneta senza dichiararla; lo Stato, centralizzando l'emissione di moneta, tende a mantenere più leve di azione per stimolare spesa e investimenti nel tempo coerentemente con i bisogni del sistema economico.

Peraltro, l'emissione dei Bitcoin è de facto regolamentata (che poi esista un'entità fisica o meno che regolamenti, è concettualmente non così significativo) da un algoritmo di emissione a progressione geometrica nel tempo che avviene a intervalli regolari (circa 10 minuti) in modo casuale presso utenti della rete Bitcoin.

In questo senso è solo parzialmente vero che non esiste un ente centrale di emissione dei Bitcoin, e non c'è una differenza sostanziale tra l'algoritmo di generazione dei Bitcoin e il ruolo di una banca centrale, se non nel fatto che non è previsto il ritiro di moneta.

Lucio Lamberti

Sul tema della moneta digitale in contrapposizione a quella fisica, sono opportune due considerazioni: primo, il sistema aureo (ovvero la piena convertibilità in oro della moneta) è ormai sparito in larga parte del mondo da oltre 40 anni, proprio per consentire una maggiore flessibilità nelle politiche monetarie e attuare politiche monetarie espansive, e, di conseguenza, una moneta che non ha un corrispettivo in materie prime non è di per sé un elemento di novità; secondo, la moneta altro non è che una convenzione tra un gruppo di individui che riconosce a un oggetto di scarso valore (un pezzo di carta filigranata o una moneta di metallo non prezioso) un valore molto diverso da quello intrinseco. È per questo che nascono le monete complementari (ad esempio il WIR svizzero) che possono sostituire de facto, se accettate dalle controparti in una transazione, le monete di corso legale. Quindi che una moneta complementare sia fisica o digitale è principalmente un tecnicismo.

TH: Il valore dei Bitcoin in dollari è regolato esclusivamente dagli scambi che avvengono online. Un sistema del genere sarebbe sostenibile a lungo termine?

LL: Il WIR elvetico ha un connotato simile al Bitcoin, sotto alcuni punti di vista: regolamenta uno scambio in una rete di nodi che lo riconoscono come moneta e non ha valore al di fuori di questa rete. Il WIR è utilizzato da migliaia di imprese e cittadini svizzeri da circa ottanta anni, quindi, a meno dei legittimi dubbi sulla legalità di un sistema con le prerogative del Bitcoin, un sistema di moneta complementare può essere un modello sostenibile nel lungo periodo. Anche perché seppure il numero di Bitcoin emessi sia superiormente limitato a 21 milioni di unità, sono previsti tagli fino all'ottava cifra decimale, e quindi 2,1 milioni di miliardi di unità minime di BTC: se il taglio minimo di Bitcoin avesse un controvalore di un centesimo, il totale del controvalore dell'emissione di Bitcoin equivarrebbe a circa 10 volte il PIL italiano attuale.

Il tema di fondo è che le transazioni in Bitcoin non possono uscire dal circuito di pagamento online in quanto la perdita di tracciabilità delle transazioni da parte dell'algoritmo porterebbe in breve tempo al crollo del valore segnaletico del Bitcoin, e di conseguenza il motivo stesso della sua esistenza. Quanto alla sostenibilità, i Bitcoin tendono a essere monete per transazioni di beni e servizi, mentre, come vedremo in seguito, sono essenzialmente antitetici al concetto di investimento, elemento molto pericoloso per la sostenibilità nel lungo periodo di un'economia di mercato.