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Italia digitale arretrata: troppi analfabeti, anche in azienda

L'Italia ha fatto qualche passo avanti sullo stato della Rete e la pubblica amministrazione, la scuola e il lavoro, ma serve uno "shock strutturale" per la svolta, altrimenti non andremo da nessuna parte. È questa la morale che emerge dalle conferenze che nel fine settimana hanno animato a Venezia l'annuale conferenza ItaliUp organizzata da Ericsson.

Insomma lo sviluppo digitale è la chiave per rilanciare l'economia, creare nuovi posti di lavoro, dare una migliore preparazione digitale agli studenti e trasformare le piccole aziende locali in fornitori internazionali. Però quello che si è fatto finora non è sufficiente. Il primo a doversi dare una mossa è il settore della pubblica amministrazione, che potrebbe dare una spinta allo sviluppo digitale portando un numero di persone sempre più alto a usare Internet. La situazione infatti in Italia è raccapricciante: "il 37% degli italiani è analfabeta digitale, il 30% light user" ricorda Carlo Nardello, direttore Sviluppo strategico della Rai.

Italia online: un problema più che una realtà

E non è colpa delle infrastrutture: come ricorda Maurizio Gasparri di Forza Italia, "oggi abbiamo autostrade digitali enormi", il problema è che "dobbiamo portarci i viaggiatori". Come? Svecchiando le imprese, dando agli studenti una preparazione digitale che gli consenta di fornire alle aziende il personale qualificato che serve e alimentando la crescita delle startup.

Partiamo proprio da queste ultime: secondo il sottosegretario al Lavoro Luigi Bobba "nel 2013 e nel 2014 abbiamo perso terreno rispetto agli altri paesi europei per quanto riguarda le startup, perché gli altri vanno più veloce. L'arretratezza di metà Italia deriva da molti fattori, di cui il più importante è l'arretratezza delle PA". Certo, perché se per aprire una startup bisogna scalare una montagna di burocrazia alla fine molti rinunciano, quando invece il cittadino è "sovrano e va servito" come sottolinea il deputato del Pd Paolo Coppola.

Anche perché le opportunità non mancano: sempre Bobba sottolinea come Garanzia Giovani, uno dei programmi già in essere, darà nuove possibilità ai 2 milioni di Neet italiani. Si parla di "3300 offerte da parte delle aziende", contro l'iscrizione di "circa 100mila giovani, di cui il 40% di Lazio, Campania e Sicilia". Offre opzioni per il primo impiego con formule di stage, tirocinio e agevolazione d'impresa.

A scuola mancano i computer

In più bisogna cercare di "digitalizzare" quella grande percentuale di utenti non giovanissimi, che comprende insegnanti e lavoratori. La scuola è la più grande emergenza, dato che da essa dipendono direttamente le competenze dei giovani.

Ecco perché Linda Lanzillotta, vice presidente del Senato, ribadisce che "scuola 2.0, reti e formazione docenti sono le grandi emergenze", e prosegue: "siamo all'abc. Dotare di ADSL tutti gli istituti sarebbe già passo in avanti. Ma la vera sfida sarà formare gli insegnanti. Basta con i corsi pro-forma, serve valutazione del risultato". E rincara la dose: "non solo non abbiamo fatto niente, ma abbiamo definanziato la scuola e la ricerca facendo scelte in nome di priorità politiche poco convenevoli". Già, perché fino a quando non avremo la capacità di creare competenze non dovremo stupirci se abbiamo un tasso di disoccupazione più alto rispetto all'Europa.

E per tutti gli altri, ossia coloro che non sono più studenti? Sembra paradossale, ma c'è la TV, almeno secondo Carlo Nardello, direttore Sviluppo strategico della Rai. La missione del servizio pubblico un tempo era alfabetizzare gli analfabeti, "oggi bisogna digitalizzare la popolazione" sfruttando una delle reti di comunicazione più capillari d'Europa, e sfruttando qualsiasi opportunità, dalla multipiattaforma alle fiction, tramite le quali far capire l'importanza delle soluzioni hi-tech.

Nell'elenco ideale delle priorità ci sono le aziende: come sottolinea nel suo intervento Alberto Calcagno, AD di Fastweb, "le piccole e medie imprese italiane che vendono online sono solo il 4%, gli utenti il 30%". Rincara la dose l'AD di Telecom Italia Marco Patuano: le nostre imprese vanno svecchiate, e bisogna salvaguardare i lavoratori attuali e riqualificarli. Una sfida che Patuano definisce "enorme", e che costituirà una "sfida nel triangolo imprese – mondo sindacale – mondo politico".

Tutto insomma passerà da Internet, che "è un pilastro centrale e gli operatori possono recitare un ruolo centrale fra infrastrutture, performance delle reti e sicurezza". E per questo, spiega Calcagno, "le premesse ci sono, ma non è solo un tema di infrastrutture, serve anche la service adoption", ossia uno "shock strutturale" dopo quello istituzionale. Il problema secondo il manager è che in Italia "i clienti sono sempre gli stessi e l'unica leva che li muove è il prezzo, mentre la qualità non viene ritenuta importante". Invece in Italia il 34% delle persone non ha mai usato Internet (contro una media UE del 20%, ) l'Italia è al penultimo posto per numero di PC nelle scuole, solo il 16% degli individui ha una formazione ICT durante gli studi. Bastano le idee che avete letto per fare il cambiamento culturale che serve?